Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA STORIA 1862; PASOLINI GIUSEPPE CARTE
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1966
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479
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Libri e periodici
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SALVATORE FRANCESCO ROMÀNO, Breve storia delia Sicilia; Torino, Edizioni K.A.I., 1964, I in .16, pp. 324. L. 2300.
Poche parole di presentazione per quest'opera di divulgazione elevala ed intelligente che l'A. ha compilato con la sua conosciuta sensibilità letteraria, con vigile curiosità agli aspetti civili e sociali della vicenda, nonché, specie per i secoli più vicini a noi, con rara padronanza della materia, di cui vengono posti in luce elementi poco noti e perdo altamente stimolanti per lo specialista non meno che per il lettore medio. Non è certo qui il caso di riassumere il volarne dcll'A. su argomento così noto e discusso. Anche gli accenni penetranti alla natura ed al signi6caio della civiltà mediterranea, al carattere della democrazia antica, all'emblematico spirito machiavellico- del personaggio Agatocle, all'ecumenismo provvidenziale di Diodoro (in questi ultimi due casi vi è forse qualche forzatura), alla tolleranza musulmana come conquista spirituale autentica da parte dei Normanni, all'assenza di principi costituzionali effettivamente moderni nello Stato medievale, al ruolo mercantile esercitato dai baroni come supporto del loro potere politico e sociale contro l'ascesa delle nuove classi borghesi, tatto ciò, dunque, rientra in una problematica assai vasta e complessa da coi l'A. si districa con eleganza ma che non può, ovviamente, neppure venir sfiorata con la discussione.
Proprio a questo punto, tuttavia, nell'ambito secentesco delle rivoluzioni cittadine e della formazione della borghesia, l'A. introduce sempre più fittamente notazioni particolari ed originali che ai vorrebbero sottolineare. Cosi, ad esempio, per le osservazioni sulla struttura economica delle corporazioni, che impediva ed esse di esprimere una borghesia autonoma e cagionava il distacco deluso degli intellettuali da esse, e la loro egemonizzazione duratura da parte dell'aristocrazia (qui, naturalmente, il diffìcile discorso andrebbe articolato ed approfondito); per la bella e fervida ricostruzione, sulla traccia acutissima del Petrocchi, della rivolta di Messina; per quella, compendio di più ampi stadi dell'A., della rivolta palermitana del secolo successivo, su uno sfondo quanto mai movimentato di pauperismo cittadino, di crisi agraria, d'inquietudine intellettuale, di sempre viva ed aggressiva presenza baronale; per la ricca trattazione della polemica antigesuitica, su piattaforma di spiritualismo individualistico e di autonomismo politico antiromano che in Sicilia acquistano rilevanza e vigore eversivo parimenti cospicui; per le acute riflessioni, infine, sulla coscienza politica nazionale venata in essere in periodo napoleonico e sull'istituzionalismo di tipo inglese in cui essa cercò in un primo momento di concretizzarsi, prima cioè che si ponesse, con obiettivo conservatore, moderato, antigiacobino, che non va sottovalutato, il problema liberale del decentramento nell'ambito nazionale italiano e sabaudo.
Sfortunatamente il volume si conclude al 1860, e su posizioni che l'A. mantiene, forse volutamente, quanto mai caute e quasi sfuggenti rispetto alla controversia arden-tissima che sa quelle vicende agita il campo degli studi. Si ha insomma la sensazione poco soddisfacente di una conclusione in gloria (conclusione oltre rutto poco in armonia con i sussulti e i drammi precedenti) e ciò proprio nel momento in cui una distinta tematica politica e sociale siciliana si esaurisce, è vero, ma soltanto perché ed in quanto, attraverso 11 più vasto orizzonte meridionale, essa è entrata a far parte, come elemento principalissimo, di tutta intera la questione italiana.
RAFFAELE COI.AI-IF.TUA
MARINO BERENGO, L'agricoltura veneta dalla caduta della repubblica all'un ita: Milano, Banca Commerciale Italiana, 1963, in 8, pp. 364. S. p.
Con involontario ritardo si dà qui notizia scheletrica, nell'auspicio di una discussione vasta ed impegnata quale l'opera sollecita e merita, del grosso lavoro del Berengo intorno al settantenni austriaco (salvo la breve, ma significativa, parentesi italica) che getta le basi e le premesso onde hi società veneta, ancora inettamente e quasi esclusivamente agricola (i lanifici di Schio, e più la grandeggiente figura di