Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA STORIA 1862; PASOLINI GIUSEPPE CARTE
anno <1966>   pagina <483>
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Libri e periodici 483
ringoiare pregio informativo. Cosi citiamo anche, per il ano calore polemico, il saggio del conte Gian Francesco Napione che s'intitola : Del nuovo stabilimento delle Repub­bliche Lombarde; e ricordiamo la Lettera del cittadino Reina (Francesco Reina) al cittadino generale Bonaparte scritta e pubblicata nel maggio del 1797 al momento delle trattative di Mombello fra Bonaparte ed il plenipotenziario austriaco; ed ag­giungiamo ancora dello stesso Reina il Progetto di Costituzione per la Repubblica Cisalpina; ed ancora il Manifesto alla città di Reggio per la convocazione di una Convenzione Nazionale, inviato a quella città da Enrico Michele L'Aurora, nel quale troviamo fra l'altro la proposta di ripartire l'Italia in dieci dipartimenti, e que­sti in cantoni, ed i cantoni in municipalità. Ciò al fine di procedere ad elezioni gene-Tati da cui verranno designati centoventi deputati per una Convenzione nazionale.
Ma non è possibile soffermarci in particolari indicazioni o rilievi, non solo in merito ai restanti scritti dell'appendice, ma più. ancora in merito alle trentaquattro dissertazioni di cui abbiamo fatto parola. Ci limitiamo ad elencare alcuni nomi, co­minciando da Carlo Botta, della cui dissertazione si è detto: dissertazione fra le più. note anche perché fu ristampata dopo la morte dell'autore, nel 1840 (Italia, pp. 294), col titolo: Pensieri politici.
A Carlo Botta seguono nel primo dei tre volumi: Giovanni Fantoni, Giuseppe Fantuzzi, Matteo Gal di, e Giuseppe Gioannetti (attribuzione incerta, pur avendo avuto da parte di bibliotecari bolognesi autorevole convalida). L'opuscolo a stampa reca l'in­dicazione G.G. cittadino bolognese.
Nel secondo volume troviamo i saggi di Melchiorre Gioia (dissertazione pre­miata più volte), di Giuseppe Lattano (l'arcinoto Publicola Tiberino), di Leonardo Cesare Loschi (siglata L.C.L.), di Giovanni Antonio Ranza, e di certo G. Tirelli modenese.
Appartengono anche al medesimo volume gli scritti di Anonimo, e nove disserta zioni inedite dei seguenti autori: Teodoro Accio, Gian Nemopuceno Alessi, Fran­cesco Bergancino, Boillet, Giammaria Bosisio, Luigi De Cambray-Digny, Eustachio Delfini, Francois Fabre, e Giuseppe Faroni.
Seguono nel terzo volume le dissertazioni inedite coi seguenti nomi: Joseph Antoine Florens, Vincenzo Lancetta, G.B. Maurice, Gio.Batta Pacchiarotti, Giovanni Ristori, Pierre Rouber, Charles Thérémin, e G.S. cittadino milanese.
Tengono dietro a codeste dissertazioni inedite altre cinque parimenti inedite ma anonime, e poscia VAppendice della quale abbiamo già data notizia sommaria.
L'impressione che può nascere dall'ascolto di queste voci patriottiche, dalla conoscenza sia pure troppo sommaria e rapida che abbiamo fatto di questi nume­rosi scritti, può essere quella di un concorde sentire in un discorde pensare: un sen­tire che è spontaneo e caldo, ed un pensare che quando discende a minuzie d'ordine pratico ai divide appunto nella valutazione della realtà e quindi nella diversità dei progetti. Naturalmente la divisione e suddivisione è anche in rapporto coi diversi temperamenti degli scrittori e con le diverse fonti di ispirazione.
Ci sembra tuttavia di poter segnalare la notevole assenza di interessi particola risiici, e piuttosto la visione generosa o almeno l'intenzionale visione dei veri inte­ressi nazionali: giganteggia insomma, relativamente ai tempi, l'idea della nazione.
Forse si può anche dedurre dalle dissertazioni e dagli scritti quali siano stati e quali siano i legami dottrinali e pratici al di qua e al di là delle Alpi, e quali siano gli sganciamenti rispetto all'azione esercitata nel nostro paese dalle dottrine e dagli avvenimenti di Francia.
Qnesta indagine è indubbiamente di grande importanza por conoscere a fondo quelle che come e detto nel titolo di questa benemerita raccolta sono in verità le origini del Risorgimento italiano.
Questi i principali interessi d'ordine scientifico. Ma chi lo desideri può scoprire, con un po' di buon volere, anche interessi di altro ordine, d'ordine politico, e magari applicabili cum mica salis agli orientamenti di questo nostro travagliatissimo mo­mento storico nazionale.