Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA STORIA 1862; PASOLINI GIUSEPPE CARTE
anno <1966>   pagina <491>
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Libri e periodici
genuo, sia pur circoscritto ed imprigionato in una esperienza culturale meramente sensistica , di pervenire ad una sintesi e di costruire, facendo convergere in un sol punto diverse ricerche ed osservazioni, un sistema storico-politico-sociale, in cui i problemi militari hanno un posto preminente. Non vedrei invece ancora emergere in primo piano quella teoria della massa che secondo il Romano costituirebbe addi­rittura l'essenza della dottrina pisacaniana (Introd. al voi. I, p. XII). Affiora invece già, nella Memoria sulla frontiera nord-orienta! e del Regno di Napoli, un sentimento nazionale bellicoso, connesso ad una filosofia della storia che ha per sfondo Vico e Pagano. Nel taccuino o Souvenir senza data, che par scritto, come le pagine prece* denti, quando il Pisacane era ancora Alfiere del Corpo Reale del Genio , affiorano tracce d'altre letture: i Discorsi sulla Scienza Militare e la Scienza della guerra consi­derata nei suoi rapporti con le altre scienze, e col sistema sociale, di Luigi Blanch, in specie (voi. I, pp. 151-52). La guerra vi sì presenta come strumento di progresso civile.
Una svolta decisiva nelle riflessioni pisacaniane si ha quando egli, che aveva in­tanto già acquistato qualche esperienza di milizia attiva nella Legione straniera, in Algeria, giunge in Lombardia, e s'unisce ai combattenti volontari, sotto il comando del Lechi, poi di Giacomo Durando* fino al momento in cui una ferita lo costringe ad abbandonar la lotta, che riprende, però, con più alte responsabilità, nei mesi della gloriosa difesa della Repubblica Romana, fra il marzo e il giugno del '49. Il Romano ripubblica la memoria Sul momentaneo ordinamento dell'esercito lombardo in aprile 1848, già riesumata dal Cattaneo sul suo Politecnico, nel 1860, con la vivace nota ag­giuntavi dal Cattaneo stesso per istituire un raffronto assai significativo fra il '48, anno del moto spontaneo e popolare, ed il '59, anno in cui Milano sta immobile al fragore della vicina battaglia, e tutto pare come raggelato dall'egemonia moderata (p. 163). Il Cattaneo esercita un ascendente notevole sul Nostro nel periodo fra il '50 e il '53, come risulta AàìTEpistolario e da alcune fra le tesi polemiche che afflo* rano negli scritti pisacaniani sugli eventi del '48: al Cattaneo si rivolse inoltre per ottener appoggio, quando volle pubblicare la Guerra combattuta, nel '51, che riuscì perà infine a stampare a Genova con altri aiuti [Epistolario, eh., pp. 118-119). Am­mirava anche il Ferrari, ma riteneva meno solida la sua cultura, direi. Nelle lettere al Cattaneo si manifesta esplicitamente fin dal '51 la diffidenza che il Pisacane nutre ormai per l'azione e le direttive mazziniane: nel '52 giunge a dire che il Comitato Nazionale... non è che un altro governo aggiunto ai tanti che pesano sulla infelice nostra patria (ivi, p. 140); però mantiene almeno due concetti fondamentali del mazzinisrao: l'esigenza dell'iniziativa popolare-nazionale come un primum, e quella di una rivoluzione morale o delle idee sulla quale innestare la radicale tra­sformazione della società, ch'egli propone, già nella Guerra combattuta, spingendosi su posizioni ben più avanzate di quelle del Mazzini e del Cattaneo stesso. À quest'ul­timo dichiara, nel '53, di non potersi definire del tutto federalista, vedendo una qual­che debolezza negli ordini federali: Non trovo che Mazzini sia attaccabile perchè è unitario, ma perchè col principio di autorità personifica in lui la nazione, e dice che l'Italia è unitaria . Noterei però che in tale lettera al Cattaneo, del gennaio del '53, si rivela come il socialista e libertario Pisacane, già nutrito di letture del Ferrari e del Proudhon, già posto in contatto con gli esuli democratici francesi e col russo Herzen, guarda pur sempre al Cattaneo come al migliore ingegno, al più acuto inda* gatore di quella scienza civile, che può redimere la cultura italiana, in ogni campo: Non vi è questione politica o religiosa che non entri ora nel vasto campo che vi siete schiuso d'innanzi; quindi anche quella interessantissima di federazione ed unità, in Italia trascurata, mentre mena tanto rumore. Questi due partiti soggiunge in Italia si picchiano alla cieca senza intendersi . È chiaro ch'egli critica implicitamente chi' s'accontenta di trasporre dal suolo e dall'ambiente culturale francese a quello ita­liano (come facevano il Ferrari ed altri dottrinari di sinistra) dai problemi di questo genere: chiedeva al Cattaneo dì sciogliergli l'enigma, con quel suo spirito positivo, e si compiaceva di porgli innanzi argutamente II contrasto fra due opposte difficoltà: La centralizzazione è il dispostismo, la federazione la debolezza. Unità e libertà
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