Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA STORIA 1862; PASOLINI GIUSEPPE CARTE
anno <1966>   pagina <492>
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192 Libri e periodici
sono impossìbili; debolezza e libertà lo sono egualiunte; per essere liberi bisogna essere forti. La filosofia civile, se prende quello sviluppo che deve prendere, dorerà finché l'Austria lo vorrà. Ed un generale tedesco potrà tracciare i limiti ai vostri con* Celti (Epistolario, cit.. pp. 155-56).
La sincerità, anzi direi l'impegno, con cui il Bisecane affronta gli accennati pro­blemi sono indiscutibili: né si possono dimenticare i paralleli riferimenti a Carlo Cattaneo come a quegli che richiamava a vita hi filosofia civile , contenuti nel saggio sa La rivoluzione, di poco posteriore (ediz. a cura di A. Romano, p. 114, e p. 159, implicite).
Alcune audaci tesi pisacaniane t maturarono attraverso gli scritti raccolti, nel secondo fra i volumi ora editi dal Romano. Assai benevolo si mostra ancora il Pisacane nel giudicare l'azione di Mazzini triumviro, nel *49 (cfr. specialmente le pp. 15-19: anche le critiche a Garibaldi sono appena accennate e si faranno pia espli­cite soltanto nella Guerra combattuta). Lo scritto su La guerra, italiana, pubblicato nel settembre del '49 ne L'Italia del popolo, contiene già qualche elemento della contrap­posizione fra le masse profonde, ehe secondo il Pisacane occorreva suscitare per uno lotta unanime, per costringere lo straniero a cedere, e la sterile attività di corpi isolati che, specie nel Veneto, agirono senza insieme e senza accordo (pp. 65-68). Ma gli scacchi del '48-'49 sono ancora attribuiti per intero agli errori dei generali, degli aristocratici subalpini e lombardi, diffidenti nell'elemento popolare. S'affaccia l'idea d'un primato rivoluzionario del Sud: Ai figli del Vesuvio, che già tante gloriose vittime hanno date, spetta l'iniziativa del movimento (p. 69). Nei pen­sieri Sulla scienza della guerra, pure del '49, ai critica l'individualismo dei capi di bande e si deplora che l'incauta gioventù non conoscesse quante era inferiore al suo programma il sostituire un uomo olla patria (p. 97). D'altra parte, si pone il problema della scelta di un capo, dotato di facoltà geniali ( La strategia non si ap­prende, il genio solo l'ispira: p. 33) e dalla costituzione di un comando unico; Pisacane propone capi eletti, e pone ciò come un caposaldo del suo sistema, accanto all'esigenza d'una rigorosa disciplina, d'una omogeneità totale fra i corpi di cui l'eser­cito rivoluzionario si deve formare (il modello dei e volontari francesi dell'epoca repubblicana sta davanti ai suoi occhi, qui come altrove: pp. 11-112). Pur ammet­tendo che e per la natura del governo nell'Italia centrale fosse difficile ai novatori repubblicani recintare forze volontarie popolari, il Pisacane deplora che la commis­sione di guerra inclinasse verso il sistema dell'organizzazione d'un esercito perma­nente, accogliendo elementi raccogliticci, di pessimi costumi , invece di educare il popolo [intero] a marziali sentimenti (p. 122 e p. 125), seguendo l'esempio sviz­zero. H Cattaneo non avrebbe scritto altrimenti...
In alcuni frammenti extravaganti inediti della Guerra combattuta, ricuperati dal Romano (pp. 211-234) troviamo cenni vivaci sull'assurdità della guerra per bande (comincia qui la liquidazione delle tesi del Bianco di Saint Jorioz, care al Mazzini, e poi ulteriormente demolite dal Pisacane: cfr. P. Pieri, // problema della nazione armata in C. Pisacane, in Arch. Stor. Nap., N. S., XXIV (1953-1954), ed anche dello 6tesso, Guerra e politica negli scrittori italiani, Milano-Napoli, 1955, p. 254 e sgg.). Insiste poi sulla necessità di condurre lo rivoluzione popolare energicamente, me­diante un nuovo concetto che esprima i bisogni che... agitavano il popolo ; non vedendo chiaro uno scopo, e poiché la propaganda repubblicana avea delle decla­mazioni, in cui il popolo non poteva trovarci nulla di positivo,... il Lombardo-Veneto i assopì . Per la stessa ragione, nell'Italia centrale i tumulti e le agitazioni furono effimere (l'esempio di Livorno porge al Pisacane l'occasione per lodare l'idea del Montanelli, che pur oggi non considereremmo positivo, ma di cui egli conosceva prò* nubilmente le inclinazioni sociabsteggionti: pp. 225-226). Vi sono brani stilisticamente vigorosi, come quello cui il Romano stesso da rilievo: Le rivoluzioni sono corno una volta, la quale crollo se manca un solo dei cunei la coi spinta scambievole costi­tuisce la stabilità della curva (p. 229).
Pia importanti, nei complesso, sono gli articoli o brevi eaggi raccolti nel terzo volume degli Scritti vari: emergono fra questi i quattro appelli Ai suoi antichi c.om-