Rassegna storica del Risorgimento

PIO IX PAPA (GIOVANNI MARIA MASTAI FERRETTI)
anno <1966>   pagina <528>
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Giacomo Martina SL
proverava il Papa di aver avvilito la sua dignità cercando giustificazioni imitili e meschine a una politica riformistica prudente e illuminata,1) col' piscono l'opera personale del Sommo Pontefice, o quella di un suo colla­boratore?
Altri problemi sono suscitati da due testimonianze diverse. Filippo Crispolti asserisce di aver sentito raccontare da G. B. De Rossi questo parti­colare. Il giovane archeologo, allora scrittore della Vaticana, avrebbe tra­dotto in latino il testo della allocuzione, e, ascoltandone la lettura in conci­storo, avrebbe notato Introduzione di sensibili modifiche, da lui attribuite all'intervento in extremis dell'ambasciatore austriaco Lutzow nelle poche ore trascorse fra la traduzione e la lettura fatta dal Papa davanti ai cardi­nali. 8) Non dovremmo accettare senz'altro questo racconto, che proviene da testi degni di fede?
Un ultimo interrogativo: che parte ebbe nella redazione del testo uffi­ciale il card. Antonelli? Il segretario di Stato il 25 aprile aderì all'indirizzo preparato nel consiglio dei ministri, si associò cioè ai suoi colleghi di Gabi­netto per sollecitare il Papa ad assumere una posizione ben netta di fronte al problema della guerra, prospettando tre ipotesi possibili, consenso, con­danna, tolleranza di fatto, sottolineando i pericoli delle due ultime soluzioni e i vantaggi della prima. Il Farini, teste oculare e ben documentato, mode­rato nei suoi giudizi, esposti questi precedenti, e riferito il tenore della allocuzione, continua: Non. era appena finito il concistoro, che il cardinal Antonelli cercò di me, con in mano il foglio dell'allocuzione; e perché io ero smanioso di saperne il contenuto e ne lo richiedeva, dissemi che alla sola lettura che appena aveva ben udita, non aveva potuto farsene un giusto concetto; e ci ponemmo a leggerla insieme , 8> L'Antonelli si mostrava
*-) A. MANNO, op. *., pp. 294*295, R. LAMBUUSCHINI, ne La Patria, 7 maggio 1848, e ora in Scritti politici e di istruzione pubblica, Firenze, 1937, pp. 206-212.
5) F. CRISPOLTI, Corone e porpore, Milano, 1937, p. 133.
3} L. FARINI, Lo Stato romano dal 1815 al 1850, Firenze, 1853, voi. II, e. V, p. 90 sa. Sull'opera storica del Farini la migliore presentazione è quella di "W. MATURI, Interpretazioni del Risorgimento, Torino, 1962, pp. 220-252. Cfr. anche P. ZAMA, Luigi Farini nel Risorgimento italiano. Faenza, 1962. I difetti ed i limiti del Farini come storico sono stati rilevati dal MATURI, op. , spec, pp. 225-228 : ma, qualunque sia il giudizio che et debba dare nulla sua opera, non si possono in genere mettere in debbio (salvo prove contrarie) le testimonianze relative ai fatti dei quali egli fu parto immediata. Quanto ai documenti citati, ho quasi sempre potuto costatare l'esattezza dei riferimenti. Mi permetto tuttavìa di citare due gravi inesattezze in cui egli incorre. Parlando della crisi di Ferrara, io storico riporta alcuni documenti vaticani, e ne de* duce ebe la S. Sede nell'agosto del M? pensava seriamente all'ipotesi di una scomunica contro l'Austria (op. cit., voi. I, e, V, p 229 dall'ediz. eiL). In realta da tutto il con­testo anteriore e posteriore dei documenti, che egli riferisce solo parzialmente (e il eut testo intero è conservato nell'Archivio Vaticano, S.d.S. 1847, 242.5.63), risulta che si pari della possibilità di un intervento austriaco per riportare l'ardine nello Stato dell Chiedo, che al momento dell'occupazione di Ferrara non era preso in conside-