Rassegna storica del Risorgimento

PIO IX PAPA (GIOVANNI MARIA MASTAI FERRETTI)
anno <1966>   pagina <530>
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580 Giacomo Martina S.I.
immediatamente; il governo, presieduto dall'Antoncili, ed ispirato dal Ree chi, dal Pasolini, dal Galletti) dal Farini, era nettamente favorevole all'in­tervento. Pio IX era profondamente commosso dall'onda irresistibile del­l'entusiasmo popolare, considerava naturale nell'uomo il sentimento della nazionalità, e sarebbe [stato] ben lieto se l'Italia [avesse potuto] risorgere ed essere- indipendente . Poteva però cooperare a cruesto fine con una guerra mossa ad uno Stato cattolico, che non aveva aggredito Io Stato pon­tificio, e non aveva recato alcun danno alla religione? E, d'altra parte, come incrociare le braccia ed estraniarsi dal moto nazionale, senza alienarsi gli animi, e, forse, senza perdere il suo stesso Stato?
Il problema aveva un duplice aspetto: religioso-morale (era moral­mente lecito o no al Papa dichiarare guerra all'Austria?), e politico (quali sarebbero state le conseguenze dell'intervento o della neutralità, e come allontanare i pericoli sovrastanti all'estero, ma anche, e in misura forse maggiore, all'interno?). Soprattutto l'aspetto religioso preoccupava il Papa.
Negli ambienti ecclesiastici romani le opinioni dei competenti erano divise. 2* Mons. Corboli Bussi, che godeva di un forte ascendente su Pio IX, mons. Giuseppe Cardoni, mons. Giovanni Battista Palma, (e, bisogna ag­giungere, Antonio Rosmini, che da Stresa aveva modo di far giungere al Papa per via interposta i suoi pareri, il più delle volte, è vero, in ritardo sugli avvenimenti che si incalzavano rapidamente), erano senza riserve per l'intervento. Essi eran d'accordo nel ritenere insufficiente a giustificare l'insurrezione lombarda e l'eventuale intervento romano il principio di na­zionalità, in virtù del quale una nazione avrebbe un diritto assoluto, supe­riore ad ogni altro, comunque sorto, di conseguire la propria indipendenza ed unità. *) Corboli Bussi aggiungeva che non ci si poteva appellare nem-
*) Pio IX al Senatore di Roma, 4 maggio '48 (F. GENTJU, La lettera di Pio IX al-l'Imperatore d'Austria Ferdinando 1, in Nuova Antologia, 1914, voi. EU, p. 461).
2) Cfr. Appendice, doc. 9. Per l'opinione del Corboli Bussi, Cfr. A. MANNO, op. n.-if., pp, 289-291; per il Rosmini, cfr. le lettere al card. Castracene del 17 e 25 mag­gio 1848, e al Gilardi, del 9 maggio e del 5 giugno (ampi estratti in G. Rossi, Vito, di A. RottninU Rovereto, 1965, voi. Il, e V. testo completo in A. ROSMINI, E pista-Iorio, Casale Monferrato, 1889*94, voi. X, pp. 298-302, 323-331. Le risposte a cui mi riferisco fono tutte cronologicamente posteriori all'allocuzione, e ne parlo ora sia ;p:er darc una maggioro organicità all'esposizione, sia perché esse esprimono le idee e lo stato d'animo comune a Roma nei mesi di marzo-maggio fra molli ecclesiastici.
*) Vari mesi prima, ara uscito a Genova un opuscolo;: P. "I'AI-AUKI.I.I D'AZEGLIO, Velia nazionalità, Genova, 1847. Esso costituiva un'appendice al Saggio di diritto natii* rate fondato sul fatto, scritto dal Taparelli, ed era stato pubblicato a parte ad insaputa dell'autore. Il filòsofo vi negava il diritto assoluto ed imprescrittibile delle nazioni ìi ) Ti ri. 1 i j.MMd<-"z:i : la tesi venne ripresa più fardi sulla Civiltà Cattolica, (serie II, voi. I, pp. ZI sn 148 ss* 275 ss., 507 UH.. 648 tifi., voL II, p. 113 ss.). Il Taparelli, come spiegò ali'irritntiftsimo fratello Roberto, non si schierava per l'Austria, ma negava la validità dell'argomento ira cui si fondavano di preferenza i patrioti italiani. Cfr. R. JACQUIN, Taftareìli, Paris, 1943, pp. 76*83, 302-3.11, e le lettere dell'epoca pubblicate dal P. Pumi,