Rassegna storica del Risorgimento

PIO IX PAPA (GIOVANNI MARIA MASTAI FERRETTI)
anno <1966>   pagina <531>
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L'allocuzione del 29 aprile 1848
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meno a pretese ingiustizie del congresso dì Vienna, che, malgrado tutti i suoi difetti, aveva assicurato trenta anni di pace, e restituito all'Austria un possedimento antichissimo e legittimamente acquistato. Vi erano però altri argomenti che giustificavano la rivolta della Lombardia. Corboli Bussi ricor­dava a questo proposito che Vienna escludeva i Lombardi dalle alte cariche amministrative e politiche, e si preoccupava non tanto del bene dei sudditi italiani, quanto del vantaggio economico delle province di lingua tedesca. Rosmini dichiarava senz'altro che l'Austria aveva violato la libertà, la nazio­nalità, la giustizia, la moralità, e soprattutto le leggi della Chiesa. Mons. Car-doni dimostrava a posteriori la tirannide austriaca, sia dalla generale asten­sione dal rumo in segno di protesta, malgrado il grave sacrificio che questa importava, sia dalla partecipazione di tutte le classi sociali alla rivolta, che aveva assunto immediatamente un carattere spontaneo, popolare, al di fuori di qualsiasi organizzazione settaria. Quanto all'intervento pontificio, esso diveniva lecito per vari motivi. Innanzi tutto, osservava Rosmini (in questo punto d'accordo con il Lambruschini), il carattere speciale dello Stato della Chiesa non privava il suo sovrano della facoltà di difendere i propri diritti e quelli dei suoi sudditi con le armi, se gli altri mezzi erano insufficienti. Ritenere che il Papa non possa far mai la guerra in alcun caso, significhe­rebbe che il Pontefice non può difendere efficacemente il bene del suo Stato, e costituirebbe una pratica rinunzia alla propria autorità sovrana. Ciò sup­posto, l'intervento pontificio era lecito, sia perché si trattava di recar aiuto a dei fratelli oppressi, sia perché il fermento diffuso per colpa dell'Austria in tutta la penisola, metteva i principi italiani di fronte ad una scelta ine­vitabile: cooperare alla cacciata degli Austriaci, o perdere il proprio trono per l'indignazione popolare. Corboli Bussi aggiungeva che una sconfitta austriaca avrebbe indotto il Piemonte alla conquista di tutti gli Stati ita­liani rimasti neutrali: Rosmini prevedeva che, se il Papa non continuava ad incoraggiare il moto nazionale ormai in corso, il Risorgimento avrebbe preso un'altra via, ostile al cattolicesimo, e questa avrebbe avuto come ul­tima conseguenza la perdita del potere temporale, e, per ciò stesso, la fine della libertà della Chiesa. L'intervento era dunque non solo legittimo, ma doveroso e necessario per il bene della Chiesa e del Papato.
Anche la stampa partecipò al dibattito, almeno quando esso divenne di pubblico dominio dopo l'allocuzione. Ancora il 4 maggio, sul Contempo­raneo un sacerdote, don Carenzi, difendeva la legittimità dell'intervento, come giusto aiuto ai fratelli lombardi oppressi, e come difesa dei sacri di­ritti dell'uomo. L'Italia in ciò intende rivendicare e difendere i sacrosanti diritti dell'uomo, tutelarli colla guarentigia della propria unione e dei prò-
Citrtuggi del P. L. Taparelli IT Azeglio, Torino, 19.11, specie la lettera a Roberto (aprile 3847. ivi, PP. 237-241).