Rassegna storica del Risorgimento
PIO IX PAPA (GIOVANNI MARIA MASTAI FERRETTI)
anno
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1966
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Giacomo Martina SJ,
pri naturali confini... Non si tratta di guerra dì religione, ma di guerra umanitaria e nazionale. Se pertanto il Papa, Re italiano e Pontefice, dichiarerà la guerra, Egli non farà che sostenere colla necessità della forza i diritti d'Italia e dell'uomo. Né darà motivo di scandali o scismi, ma di cristiana sicurezza a tutte le genti... che chiama a combattere per li stessi diritti ... . **
In netto contrasto con queste tesi, la maggior parte dei teologi non solo respingeva il principio di nazionalità, ma non ammetteva che si potesse parlare di tirannide austriaca, tanto meno di oppressione della religione. Essi sottolineavano il carattere sacro del Papa, capo universale della Chiesa, che avrebbe contraddetto se stesso entrando in guerra contro un popolo cattolico, ricordavano i pericoli di uno scisma nei paesi tedeschi, si rifacevano all'esempio di Pio VII, che sfidando le ire di Napoleone non aveva voluto aderire al blocco continentale per mantenere la sua neutralità. Qualcuno, come il padre Giusto da Camerino, cappuccino, arrivava a tessere un vivo elogio dell'amministrazione austriaca; altri, come il domenicano padre Giacinto Cipolletta, rifletteva che i pericoli di una rivoluzione interna non erano sufficienti per assalire chi non aveva violato alcun diritto della S. Sede. Si poteva in caso estremo ignorare la partenza di volontari; ma non mancava chi considerasse questa tolleranza come una pericolosa dimostrazione di debolezza.
Una soluzione poteva offrire la stipulazione di una lega difensiva, giacché in questo caso la responsabilità della decisione e dell'intervento sarebbe caduta sulla dieta federale, non sul Papa. Tale era almeno il pensiero del Rosmini, che nei mesi seguenti si adoprò in questo senso con tutte le sue forze, e con una fiducia probabilmente eccessiva nelle formule giuridiche e negli schemi astratti, che non esaurivano tutta la realtà e non mutavano i termini essenziali del problema. A quest'idea del resto non era contrario Pio IX, pur con varie riserve sulla conservazione dei propri diritti sovrani, che finivano per svuotare di ogni significato il progetto ros minia no. Anche mons. Corboli Bussi da tempo lavorava in questa direzione, e avrebbe rinnovato i suoi passi in aprile con ima speciale missione presso Carlo Alberto. Ma dalla conclusione della lega, soprattutto per i sospetti, le gelosie, le ambizioni del Piemonte, nel mese di aprile si era ben lontani.
Pio IX, preso tra due fuochi, da una parte le fortissime pressioni per l'intervento e il suo stesso entusiasmo nazionale, vivissimo in quelle infuocate giornate, dall'altra le ragioni contrarie sufficientemente motivate cercò di seguire una linea intermedia, sperando cosi di dominare gli avvenimenti, mentre in realtà fini per lasciarsi trascinare da questi dove non
>> Evidente annatona Ile polemiche erte Intorno al proclami) del Durando, di cui parleremo, ohe l'autore ridimensiona.