Rassegna storica del Risorgimento

PIO IX PAPA (GIOVANNI MARIA MASTAI FERRETTI)
anno <1966>   pagina <534>
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Giacomo Martina SJ,
Non era certo difficile prevedere ohe, una volta giunte le truppe ai confini, sarebbe stata imposta dalle circostanze una presa di posizione più chiara, che, a differenza delle parole pronunziate il 23 marzo in forma pri­vata, e delle istruzioni riservate dei giorni seguenti, fosse rivolta pubblica­mente e solennemente a tutti i fedeli.
Il 27 marzo si tenne perciò una riunione della Congregazione degli affari ecclesiastici straordinari, cui presero parte il Papa, e i cardinali Lam-bruschini. Castracane. Orioli, Altieri. Vizzardelli, e mons. Corboli Bussi come segretario. ') È singolare che il principale collaboratore del Papa, il segretario di Stato card. Antonelli, non prendesse parte alla seduta. Si affrontarono due questioni diverse: opportunità di un congresso che si sa­rebbe dovuto tenere per realizzare la lega difensiva, e di un'enciclica sulla situazione politica. Sul primo problema, i presenti furon tutti d'accordo nel giudicare un congresso, composto dei rappresentanti, dei sovrani (non del popolo!), quanto mai utile per raggiungere un maggiore accordo fra i vari Stati: si discusse invece se fosse o no conveniente tenere questa assemblea a Roma, o se fosse preferibile Torino. Quanto al secondo punto, il Papa manifestò la sua intenzione di alzare la sua voce, sia per evitare che le vicende politiche prendessero una direzione contraria agli interessi religiosi, sia <( per impedire a tempo alcune male intelligenze . I cardinali, ad eccezione di uno che opina doversi aspettare (sarà stato forse il Lambru-schini?). furono del parere che convenisse al S. Padre far sentire la sua voce, anche per confutare quanti attribuivano al Papa molte cose contrarie alla religione , commesse in realtà a sua insaputa. Consigliavano però a somma delicatezza, onde non urtare le opinioni, ed a taluno pareva diffi­cilissimo di non battere in uno dei due scogli, cioè o di parer complice della rivolta, oppure di irritare maggiormente le passioni . In sostanza, l'enci­clica avrebbe dovuto precisare che il Papa, data la natura squisitamente religiosa della sua missione, non poteva essere coinvolto in questioni stret-
indiraia dal P. Pirri, è S.d~S. 1848, 165.7.80. Le istruzioni sono o del 9 aprile o antedori al 9, perché esse sono citate nelle altre istruzioni date al Corboli Bussi all'atto della tua partenza il 9 aprile 1848 (S.d.S. 1848. 165.4.61-62; Ardi. Pio IX, Varia, 889; P. PIRRI, La mistione di mona. Corboli Bussi in Lombardia e la crisi della politica italiana di Pio IX, in Rivista di Storia della Cinemi in Italia, a. I (1947). pp. 71-72. Si confronti il testo d archivio con le asserzioni di d'Azeglio (M. D'AZEGLIO, Relazione sulle operazioni del pen. Durando, Roma, 1848, p. 7): e Nel partire da Roma il ministro gli aveva data farcita di pannare il Po' appena potesse, e s'era dichiarato pronto a prendere tutta la responsabilità di onesto atto >. In realtà, l'ordine che ebbe conseguenze decisive fu quello di prendere contatti con Carlo Alberto, che nelle intenzioni della curia era (orse sostanzialmente Inoffensivo. Infatti, dopo aver inviato al campo sardo un messo, ed avere ricevuto suggerimenti operativi dal re, il Durando, gii primo del 18 aprile, si senti in diritto e in dovere di passare il confine, per agire fra l'Adige, il Mincio
e il Po.
1 ' Congregazione Affari Ecclesiastici Straordinari, n. 27S, 27.111.48. Di essa ha già dato ampia notizia fi P. filini in La missione cil., pp. 50*51.