Rassegna storica del Risorgimento
PIO IX PAPA (GIOVANNI MARIA MASTAI FERRETTI)
anno
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1966
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pagina
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535
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L'allocuzione del 29 aprile 1848 535
tnmente politiche: egli doveva solo biasimare le violenze contro la religione, ed esortare all'ordine, alla carità, alla pace.
Potrebbe sembrare a prima vista, data la prossimità delle date, che il proclama del 30 marzo sia la conseguenza della riunione del 27. In realtà il contenuto, e soprattutto il tono, lo spirito animatore del manifesto non corrispondono molto alle raccomandazioni dei cardinali Restano ancora incerti i motivi che spinsero Pio IX a quelle inattese dichiarazioni, che si andavano moltiplicando nelle ultime settimane. Il Papa era commosso quei giorni per due motivi, diversi e in certo senso opposti: l'entusiasmo per le vittorie italiane sugli Austriaci, il dolore e la preoccupazione per i moti antigesuitici. Da una parte, egli partecipava all'illusione delle masse, e come esse, dopo la caduta del Metternich, la ritirata del Radetzky di fronte alle barricate milanesi, dopo l'insurrezione ungherese, ritenne l'impero asburgico ormai agli estremi, pensò di assistere al trionfo delle nazionalità. Vedremo infatti fino a qual punto l'ardore nazionale, la sincera avversione all'Austria, il desiderio che l'Italia conquistasse l'indipendenza avessero penetrato il cuore di Pio IX. Insieme, però, egli era addoloratissinio per il carattere irreligioso che qua e là andavano prendendo le manifestazioni nazionali, soprattutto per la sorte dei gesuiti, che erano stati cacciati a furor di popolo da Genova e dalla Sardegna, imbarcati a forza a Napoli per restero, e che egli stesso non era riuscito a difendere nella sua città. I due ordini di fatti si uniscono insieme nel manifesto. Gli avvenimenti politici nell'animo del Papa, avvezzo al trapasso immediato e spontaneo dalla considerazione delle cause prossime alla contemplazione delle cause ultime, acquistano un solo significato, sono la manifestazione della volontà divina, che abbatte i superbi ed esalta gli umili: e il Vicario di Cristo ha il dovere di mediare, interpretare, e annunziare questa volontà. Dall'esaltazione della vittoria si passa però improvvisamente alle esortazioni per il rispetto alla religione e per i suoi ministri, insomma per il buon uso della vittoria. La conclusione ritorna sull'idea centrale, invocando ancora una volta la pace per l'Italia. che se ... non possiamo chiamare la più diletta, Dio volle però che fosse a noi la più vicina .
Frutto di viva emozione nazionale trasfigurata dal sentimento religioso, il manifesto non solo non risolveva i quesiti discussi tre giorni innanzi, ma confermava ed aggravava l'equivoco del Papa liberale, del Papa che, pur non dichiarando la guerra all'Austria, considerava la sua sconfitta come un fatto compiuto, se ne compiaceva ufficialmente, e riconosceva implicita* mente i diritti delle nazionalità. La distanza fra lo stato d'animo della curia e quello di Pio IX balza evidente confrontando le espressioni usate dall'Anione! li nel dispaccio al card. Amai del 25 marzo, e dai cardinali nella seduta del 27 seguente, con le parole scelte dal Papa nel manifesto del 30. Gli eminentissimi consultati si mantengono fermi sulle posizioni legittimistiche,