Rassegna storica del Risorgimento
PIO IX PAPA (GIOVANNI MARIA MASTAI FERRETTI)
anno
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1966
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pagina
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538
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Giacomo Martina S.I.
La lettera è una prova ulteriore della confusione di quei giorni, e della pratica impotenza in cui si trovava ormai la curia. Il comandante di un esercito interpreta secondo le proprie convinzioni politiche gli ordini avuti, ne travisa volutamente il chiaro significato a lui ben noto, difende questa interpretazione, e conclude, non ponendo il governo di fronte all'alternativa di riconoscere questa linea politica o di accogliere le sue dimissioni, ma solo domandando scusa del dispiacere arrecato. Durando e d'Azeglio volevano trascinare ad ogni costo il Papa alla guerra. A Roma, dove al contrasto tra il generale Durando e là curia si aggiungeva il contrasto o almeno la diversità di sentimenti tra il Papa e i cardinali, si era ormai ben consapevoli di tutto questo, ma per debolezza, o piuttosto per l'impossibilità pratica, si era costretti a dissimulare. In sostanza, Roma lasciava l'iniziativa ai capi militari, e si limitava a preparare una dichiarazione che salvasse i principi.
Ai malintesi fomentati ad arte dal Durando, si aggiungevano le preoccupanti notizie che giungevano dall'Austria, le forti pressioni torinesi e soprattutto toscane. Da Vienna il nunzio mons. Viale Prelà moltiplicava i suoi rapporti alla segreteria di Stato, insistendo, con un crescendo drammatico, sull'ostilità sempre più largamente diffusa nell'opinione pubblica contro il Papa e contro la Chiesa cattolica, presentati abilmente come nemici dell'Austria. *) Dopo le ripetute minacce contro gli stemmi pontifici posti sul palazzo della nunziatura, le notizie degli incidenti verificatisi a Roma il 21 marzo a danno dell'ambasciata austriaca avevano inasprito gli animi. Il 7 aprile erano espulsi da Vienna i redentoristi, erano provocati tumulti contro i mechitaristi, mentre si ripetevano un po' dovunque gli attacchi aperti contro Pio IX, contro quel Papa in nome del quale i soldati austriaci venivano assaliti e pugnalati. H partito anticattolico approfittava di questa situazione, facendo leva sulle vecchie tendenze giuseppiniste e sulla sensibilità dei protestanti. Vennero pubblicati alcuni scritti che chiedevano la separazione da Roma, l'erezione di un patriarcato indipendente, l'abolizione del celibato ecclesiastico e la soppressione di vari ordini religiosi. D. 9 aprile nuovi disordini di fronte alla nunziatura inducevano il nunzio a rimuovere a spontaneamente le armi pontificie, per evitare il ripetersi degli insulti avvenuti a Roma contro il palazzo Venezia. Il ministro degli esteri aveva dichiarato infatti di non essere in grado di impedire questi incidenti. Un certo conte Botiriani restituiva le onorificenze pontificie di cui era stato decorato, ed in un artìcolo sulla Gazzetta di Vienna invitava a seguire il
Archivio Nunziatura Vienna, 1848t dispacci del mene di optile: 2, 5, 6, 9, 11, 17, 27, 29; maggio, 4, 8. Bisogna, però, ricordnre che i diapacd del Viole Prell giungevano a Roma in quelle settimane con cottBÌderevo1e ritardo. Non ho finora trovato alenn dispaccio da Monaco ohe accento* ail'eccitaalone in Baviera e in Germania, ma non scinde ulteriori scoperte.