Rassegna storica del Risorgimento

PIO IX PAPA (GIOVANNI MARIA MASTAI FERRETTI)
anno <1966>   pagina <540>
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Giacomo Martina S.I.
delle diverse istanze dell'epoca, e confondeva in un'unica condanna, poli* tica e religiosa, repubblicanesimo e socialismo. H ministro toscano a Roma, marchese Scipione Bargagli, venne pertanto incaricato di insistere in tutti i modi presso la curia perché Pio IX ponesse un argine ai principi sovversivi che allettavano le masse col miraggio del comunismo, ed esegui puntual­mente gli ordini ricevuti.
Seguiamo da vicino la corrispondenza del Bargagli. Il 4 aprile il mar­chese comunicava al suo superiore fiorentino che Pio IX era d'accordo sulla necessità di calmare gli spiriti agitati, e di salvare l'ordine e l'autorità in pericolo. Il proclama del 30 marzo era giudicato dal Papa stesso insufficiente a questo fine, e Pio IX intendeva preparare un lavoro diretto a tutta l'Europa. Trattandosi di un documento indirizzato a un pubblico cosi vasto ed etero­geneo, occorreva del tempo per redigerlo: tuttavia si poteva fare prece­dere questo intervento da un'esortazione più generica alla concordia. Il Pontefice non era avvilito, confidava in Dio, ed era sicuro che le sue pre­ghiere sarebbero esaudite. Il 5 aprile Bargagli riferiva che si stava prepa­rando l'enciclica, che essa mirava a frenare le utopie dei popoli e salvare da certa rovina l'Italia, perché la demagogia radicale poteva annientare gli sforzi verso l'unità. I due interventi distinti di cui si era fatto cenno, erano stati ora ridotti ad uno solo. Il 6 e il 7 partivano da Firenze nuove solle­citazioni. Il Serristori raccomandava di adoprarsi per affrettare l'enciclica, e perché in essa si accennasse esplicitamente al gran male che le repubbliche hanno fatto all'Italia. Il nemico più pericoloso, continuava il giorno dopo il ministro degli esteri, era quello repubblicano, diffuso nella classe non istruita, conquistata dalle speranze del comunismo. Solo il Papa possedeva l'autorità sufficiente per persuadere le masse ignoranti, il suo monito non poteva essere differito. L'esortazione rivolta a tutta l'Europa non era così urgente come una parola ammonitrice agli Italiani: anzi sarebbe stato bene separare i due atti, perché alcune linee politiche, opportune per l'Italia, potevano irritare la suscettibilità della Francia. H regime repubblicano si poteva ammettere in Francia, non in Italia, dove le forti rivalità delle pic­cole repubbliche avevano coinvolto la penisola negli orrori delle guerre ci­vili, e provocato su essa il flagello dell'invasione straniera. Davanti a questi monili, il rappresentante toscano a Roma non rimase ozioso, moltiplicò i suoi passi per affrettare la pubblicazione dell'enciclica, osservò con cura quanto avveniva nella curia dandone minute informazioni: il 7 aprile insi­nuava che probabilmente il Papa aveva letto ai cardinoli in Concistoro l'ab­bozzo dell'enciclica, ma due giorni dopo annunziava che nello riunione si era parlato solo della missione di Gorboli Bussi... La nota enciclica del S. Padre, scriveva 111, forma il soggetto di ogni suo pensiero e di tutte le sue sollecitudini. Sembra certo che essa debba essere seguita da un'istruzione circolare a tulli i vescovi italiani per ossero diramato ai rispettivi parrochi