Rassegna storica del Risorgimento

PIO IX PAPA (GIOVANNI MARIA MASTAI FERRETTI)
anno <1966>   pagina <544>
immagine non disponibile

544
Giacomo Martina S.l.
tari, fino che il Gov.o provvisorio di Milano non si fosse pronunziato, circa la forma di governo che fosse per adottare. Imperocché era facile congetturare da ciò, che la energia della cooperazione del re di Piemonte alla causa italiana era subordinata alla condizione, che i Suoi sforzi non dovessero resultare a stabilire in Milano una forma di governo, che potesse compromettere, o porre in peri­colo la sua stessa sovranità. Confermarlo in ciò finalmente le assicurazioni del­l'inviato della Venezia, il quale avergli espresso che la forma di governo colà adottata, non era che provvisoria. Essere stato questo effetto della urgente neces­sità di riunire sotto un solo vessillo gli animi tutti, e di destar colle antiche glorie dello stendardo di S. Marco, l'entusiasmo necessario alla espulsione dei Tedeschi. Non di altro sollecito lo Stato veneto, che del consolidamento della nazionalità ed indipendenza italiana, aborrire dal volere per qualsiasi causa porre il minimo ostacolo al conseguimento dello scopo prefisso; non volere il Gov.o attuale dipartirsi dai consigli della S. Sede su questo rapporto.
Tale essendo l'incertezza sulle contingenze degli eventi futuri, in cui il Suo animo ondeggiava, il S.P. scendeva a concludermi che di somma circospe­zione faceva d'uopo usare, giacché l'aprir bocca nello stato attuale delle cose, non era senza gravità di conseguenze. Da ciò in fatti sconsigliarlo gli stessi suoi ministri, ma non essere in ciò deferire loro, giacché sebbene ravvisi in essi, sommo ingegno, e larga scienza di teoria, non però in essi ritrova, in pari grado, quella sapienza governativa, di cui solo l'esperienza è maestra.
A fronte pertanto del loro dissenso, non sì tosto fosse stata ponderata e corretta la promessa Enciclica diretta al mondo cattolico, avrebbe visto la luce, non senza sua lusinga che questa non sarebbe stata senza frutto.
Ma il procedere più oltre, il prevenire con un altro atto la pubblicazione della Enciclica, Egli aggiungeva, sembrargli inopportuno. Non ravvisare in ciò nn rimedio radicale bastante a far freno alle tendenze democratiche. D'altronde compromettersi colle repubbliche della Francia e di Venezia. La impressione della Enciclica stessa esserne per essere non lievemente attenuata.
Non scoraggilo per questa ripulsa, non cessai dall'insistere perché seguendo le Sue ispirazioni mostrasse nella fermezza della Sua condotta, la Sua avversione dallo Spirito Democratico che minaccia sovvertire l'Ordine pubblico.
Al che Egli rispose, proporsi in questi giorni Santi, di solitudine e di ritiro, scrivere da Sé poche cose pei popoli della Germania. " Io sono contristato, Egli mi disse, per gli sforzi che si fanno colà, per rivolgere in favore dello scisma, l'occasione dei tempi presenti. Ciò umilia il mio spirito. Scenderò forse a parlare anco dell'Italia, ma ciò resti per ora in Lei".
Né qui ri astenne dal prorompere in veementi querele, perché si volesse a Lui attribuire il movimento dell'Italia non solo, ma dell'Europa.
Dicevano, avere Egli certamente voluto accordare ai Suoi sudditi quelle larghezze d'istituzioni, che la giustizia esigeva; ma queste riforme, oggetto oggi di tanti acerbi rimproveri, non erano state pure altra volta dall'Austria nel 183.1, prescritte al Suo predecessore, e la mala fede usata in osservarle non era stata forse l'origine dei movimenti delie Roma gii e, e titolo a continuo rimo­stranze delle potenze europee?
Senza l'esempio di Napoli, senza l'ostinazione dell'Austria, che spinsero le cose agli estremi, Egli sarebbesi arrestato alla istituzione della Consulta di Stato.
Non dunque sopra di sé, ma eopra il Gov.o di Napoli, e dell'Austria, dover ricadere le colpe dei mali, che saranno per affliggere l'Italia.
Terminò poi col parteciparmi, che avvertito dal g.le Durando, che non