Rassegna storica del Risorgimento

PIO IX PAPA (GIOVANNI MARIA MASTAI FERRETTI)
anno <1966>   pagina <545>
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L'allocuzione del 29 aprile 1848
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era più in suo potere di frenare l'entusiasmo delle truppe, che volevano varcare il Po, averlo autorizzato, a fare tutto quello che era necessario per la sicurezza dello Stato, e per la tranquillità dei Suoi popoli. Non il desiderio ma l'urgenza delle circostanze, esser forse per dar luogo al principio delle ostilità.
Ciò non ostante, niun dubbio turbarlo, che se il GDuea volesse da ciò trarre argomento, a sospettare che le parole del Mazzini, proclamante il popolo alla testa di una repubblica italiana avesse trovato in Lui benevolo orecchio : Ravvisare Esso il primo il veleno che sotto il velo di religione, in tali illusioni si asconde. Ninno più di Lui esser -certo che ottenuto da sì fatti agitatori il loro scopo, la sovranità della Tiara, più di quella di qualunque altra monarchia sarebbe tosto atterrata, e bandita .
H 19 aprile l'enciclica era dunque ancora in alto mare, ma il Papa era ormai deciso a pubblicarla, ed a stenderne egli stesso le linee essen­ziali, che aveva ormai, almeno in parte, abbastanza chiare. Mentre era alieno dal condannare ufficialmente determinate forme politiche, si preoc­cupava invece soprattutto di allontanare da sé le accuse di aver favorito la rivoluzione, e di rimuovere ogni occasione di scisma. Per suo ordine si sta­vano svolgendo ricerche di archivio sui precedenti storici delle riforme, cioè sulle pressioni esercitate dalle potenze fin dalla conferenza di Lubiana del 1821, e più decisamente col Memorandum del 1831, per la secolariz­zazione del governo e la creazione di una consulta con poteri deliberativi. Pio IX voleva mettere Austria e Germania colle spalle al muro. Ma in­sieme, pur dopo il parere dei cardinali del 17 aprile, egli dava carta bianca al Durando e prevedeva ormai prossimo l'inizio delle ostilità contro l'Austria.
Malgrado le dichiarazioni fatte dal Papa al Bargagli, nei giorni se­guenti continuarono da parte toscana le insistenze per una presa di posi­zione antirepubblicana. Mons. Massoni, incaricato d'affari pontificio a Firenze, scriveva il 20 aprile:
I principali membri di questo ministero mi hanno interessato col mag­gior calore ad affrettare possibilmente la pontificia Allocuzione ai popoli d'Ita­lia contro le tendenze repubblicane, che ogni giorno più si manifestano nella penisola. L'indugio, a parer loro, potrebbe esser fatale e quindi essi stimano di prima necessità che la maggior forza del mondo e la sola efficace nelle at­tuali condizioni di cose, la voce veneratissima del S. Padre estirpi questa zi-zania, che da molti e in molte guise va spargendosi in un terreno, ove sembra volersi estendere e fruttare all'Italia certa mina. Sono i Big. ministri così pene­trati di tal idea, che qualcuno di essi è giunto a dirmi, dipendere ormai da quest'allocuzione la comune salvezza. Io ripetei ai medesimi quanto già mi trovava di aver manifestato a termini del Ven. dispaccio di V.E.B.. n. 3696, al sig ministro degli affari esteri, che cioè la Santità di N.S. sfavasi occupando di un lavoro che in qualche parto a eia si riferiva* Dessi però non hanno desi­stito dall"eccitarmi a scriver di nuovo sull'argomento. Sembra che il Granduca ed il suo Governo siano gravemente preoccupati della notizia, giunta fin da ieri.