Rassegna storica del Risorgimento
PIO IX PAPA (GIOVANNI MARIA MASTAI FERRETTI)
anno
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1966
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Giacomo Martina S.t.
che i Siciliani, non volendo più sapere del re Ferdinando II, abbiano richiesto in loro sovrano costituzionale il duca di Savoia o il secondogenito del Granduca medesimo, con una reggenza. Osservava il marchese Ridolfi che come l'annuenza dì tale proposizione equivaleva ad un casus belli col re di Napoli, e quindi rendeva impossìbile la conclusione della lega politica, così il negarvìsi esporrebbe a grave rischio di veder proclamato in Sicilia un governo repubblicano, pel quale non mancano simpatie. Quindi se ne dichiara la urgenza del sospirato alto pontificio che ponga gli spirili in uno stato di calma.11
Sullo stesso argomento ritornò il 25 aprile il Bargagli, dando notizia al ministro degli esteri dell'udienza accordata dal Papa il 24 sera al marchese Pareto, rappresentante sardo a Roma. Il Papa aveva dichiarato che, vista la difficoltà e la mole di lavoro che avrebbe richiesto un'enciclica indirizzata a tutto il mondo cattolico, e considerata d'altra parte l'urgenza di far sentire la propria voce,
era venuto nella determinazione di condiscendere senz'altro indugio alle reiterate insinuazioni del governo toscano, coll'emanare intanto un'Enciclica ai soli vescovi d'Italia, diretta a combattere le idee demagogiche, che ogni giorno più. si vanno dilatando e facendo minacciose. Se l'effetto corrisponde al proponimento, questa Enciclica dovrebbe essere in corso nel futuro ordinario di sabato [29 aprile], né sarà per difetto di mie insistenze che ciò non avvenga.
Chi mi ha istruito di ciò, mi ha narrato eziandio, che in questa udienza, il m.se Pareto, ha fatto manifesto al S. Padre le querele del suo Re, per la freddezza, con cui ì governi italiani (eccettuato il toscano) cooperano ai magnanimi Suoi sforzi.
La resistenza incontrata nelle truppe tedesche, egli diceva, aver superato d'assai l'aspettativa; essere il re di Sardegna nella determinazione di non risparmiar sacrifizi, ed energia, per vincere la lotta, e scacciare lo straniero.
Ma a sì grave impresa richiedersi non apparente, non lieve, ma valido ma vigoroso concorso dell'Italia intera. Se i Governi fossero per mancargli a tanto uopo, esser Ei deciso di fare un appello ai popoli, i quali non sarebbero sordi all'invito.
Ora questa freddezza, che muoveva le osservazioni del m.se Pareto, desta pure in Roma una turbulenta inquietudine. Universale è il mormorio sulla lentezza, con cui procedono le militari operazioni, sulla mancanza di unità nella direzione dei corpi coalizzati, sui mistero che ricuopre le notizie che dal cenuro della guerra recano le staffette, che non interrottamente si succedono. Voci di diffidenza suonano per le bocche di tutti, né manca chi le fomenta e l'aggrava, col diffondere nuove di disfatte sofferte.
i) Marinoni ad AotonelII, 20 aprile 48* Archivio Nunziatura Firenze, 399, minuta. Le ultime parole (Quindi se ne dichiara... in uno stato di calma >) sono siate cancel* late nella minuta. Cfr. Antonelli a Massoni, 26 aprile 48, ivi, orig, cali, coti firma auto orafa: Ho ponto tutta l'attenzione ni motivi rappresentatemi da V.S. Ill.rnn col suo riservato foglio del 20 corrente, ti. 205, perché al più presto si pronunci la parola pontificia nelle attuali gravi circostanze d'Italia. Tuttoché apprezzabili al ravvisino i motivi medesimi, né stanai luoghi torti o difficili) taciuti al S, Padre, non di meno non posso su tale argomento ohe confermarLo quanto Le accennava nel mio dispaccio da Lei stesso citato *.