Rassegna storica del Risorgimento
PIO IX PAPA (GIOVANNI MARIA MASTAI FERRETTI)
anno
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1966
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L'allocuzione del 29 aprile 1848
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suoi sforzi di quelle settimane cruciali, era il marchese Bargagli, che il 28 scriveva ancora a Firenze:
H m-se Pareto nutre fondati sospetti; che la inoperosità del Papa in momenti cosi gravi e decisivi, la lentezza nell'alzare la sua voce, la repugnanza perché le sue truppe in Lombardia e che già sono sotto Mantova prendano l'offensiva, la contrarietà ad un'esplicita dichiarazione di guerra, sia l'effetto di intrighi più probabilmente procedenti dall'Austria, di cui il re Carlo Alberto sarebbe vittima. La presenza del conte Ltitzow, abile diplomatico, a Roma, ove può disporre di molti mezzi per circondare il Papa, avvalora sempre più questo sospetto. Inoltre, aggiunge il ministro suddetto che il nunzio pontificio a Vienna riceve le più marcate attenzioni. A remuovere queste influenze, il m.se Pareto ha scritto a Torino, perché il Re scriva direttamente al Papa, e lo ecciti a prendere un'attitudine più franca, e cessare dal tenere gli animi dei popoli sospesi, lasciandoli vagare in congetture che non servono, che ad indebolire la sua forza morale.
La guerra dell'indipendenza pare che ogni di più si voglia rendere ostinata e difficile, e perciò sia per chiedere grandi sforzi dalle popolazioni italiane.
In tal caso ila indispensabile che il Pontefice richiesto imperiosamente da-gli altri Stati italiani deU'ajuto della sua forza morale, debba concederla di necessità, cioè senza suo merito.
Niun dubbio pertanto che il suo interesse debba persuadergli di prevenire i desideri, e di sortire da una posizione oscillante ed incerta, che certamente duole a tutti coloro che amano veder conservata in fiore da Lui quella potenza, che sollevò Egli stesso da tanto abbassamento, e che tanto è necessaria per ritalia e per la Religione.
Il m.se Pareto ha meco convenuto, che la persona più influente d'ogni altro sul Papa è mons. Corboli Bussi; quindi la necessità di farlo penetrare di queste idee, ed impegnarlo a sostenerle.
Egli perciò scrive al suo Governo energicamente in questo senso. Io ho creduto rendere di tutto ciò conto all'È.V. per sua regola, e governo, e perché veda se può esser opportuno, che gli offici del predetto m.se Pareto sieno sostenuti ed appoggiati presso il Gabinetto sardo, e presso il Corboli Bussi, dal t.'ormn. Martini....
Ancora il 28 aprile il ministero fiorentino, preoccupato dall'ultimo rapporto del suo rappresentante romano, ripeteva al Bargagli gli argomenti già precedentemente esposti sulla necessità di ottenere dal Papa una franca dichiarazione di intervento, richiesta dalle condizioni politiche e dal prestigio della S. Sede, e insinuava l'opportunità di fare allontanare da Roma l'ambasciatore austriaco.
Da Napoli intanto, il nunzio informava che il Re era poco entusiasta della guerra, sia perché riusciva utile solo a Carlo Alberto, sia perché era poco vivo nel Mezzogiorno il sentimento nazionale. Ferdinando si era mosso solo perché spinto dall'opinione pubblica degli altri Stali. Il ministro degli affari ecclesiastici lamentava l'equivoca condotta tenuta dalla S. Sede di fronte alla guerra, provocando la risposta che il principio fondamentale