Rassegna storica del Risorgimento
PIO IX PAPA (GIOVANNI MARIA MASTAI FERRETTI)
anno
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1966
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pagina
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550
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550 Giacomo Martina S.I.
della S. Sede era di restare estranea a qualunque lega offensiva. L'affermazione fu sufficiente a calmare le apprensioni napoletane, che fantasticavano su pretese intese segrete fra Roma e Torino, e lamentavano lo scarso favore che incontrava nell'opinione pubblica romana la causa siciliana.
Mentre gli ultimi dispacci dei Gabinetti italiani raggiungevano Roma, il sabato dopo Pasqua, 29 aprile 1848, Pio IX pronunziava l'allocuzione.
La prima redazione dell'allocuzione va posta dunque fra il 19 aprile (quando Pio IX dichiarò di voler stendere alcune idee che ritorneranno nell'abbozzo autografo), e il 25 (quando il De Liedekerke ascoltava dalla bocca di Papa il fermo proposito di neutralità, che era deciso a mantenere, a costo di ritirarsi in un convento: idee ed espressioni che riaffiorano nella minuta). À conferma di queste date, basta ricordare che i problemi, considerati in modo piuttosto vago e confuso fino al 17, vennero affrontati con chiarezza nella riunione cardinalizia di quel giorno.
La minuta dell'allocuzione, interamente di mano di Pio IX, è irta di correzioni, e incompleta: essa sviluppa ampiamente alcuni punti, mentre dà appena le tracce essenziali per altri, lasciando al redattore di completare l'esposizione, servendosi delle notizie di archivio raccolte in quei giorni a questo fine. I periodi sono non di rado interrotti a metà: alcune pagine sonò state rifatte sin cinque volte. L'insieme mostra una notevole eccitazione in chi scrive.
Il Papa esordisce mostrando un profondo sdegno verso i popoli tedeschi per le accuse che essi rivolgono a Roma, e il tono che egli adopra si addice non tanto a un pastore che cerca di ricondurre le pecorelle smarrite all'ovile, quanto a un animo esacerbato che si effonde in uno sfogo: Quelli che parlano così non furono mai cattolici, e perciò la Chiesa deplora hi loro cecità, ma non può deplorare la perdita, come recentemente avvenuta, macché erano per somma disgrazia precedentemente perduti . Vengono poi confutate le accuse di aver soffiato nel fuoco e di aver provocato la guerra contro l'Austria, concludendo: Il Papa adunque non ha rimprovero di veruna specie da farsi. Ha inculcato ai principi di aver cura dei loro popoli, ed a questi ha ricordato quanto la Cattolica Chiesa comanda riguardo ai principi . Pio IX dichiara poi che la sua tenerezza paterna non gli permette di concorrere direttamente (il testo, rifatto, porta nella seconda redazione: in nessun modo) ad una guerra che conduce a versare sangue cristiano. Nello stesso tempo, però, il Papa si dichiara impolente a opporsi efficacemente alla volontà dei suoi sudditi che vogliono l'indipendenza della nazione italiana e l'allontanamento dello straniero, ed esprime la sua più viva, spontanea, cordiale partecipazione alle aspirazioni italiane, augurandosi il loro compimento. Il Papa quando
i) Mona. Garibaldi JrAnt.onel.ll, 26 aprile. Archivio INunziuttirn Napoli, b. 261.