Rassegna storica del Risorgimento
PIO IX PAPA (GIOVANNI MARIA MASTAI FERRETTI)
anno
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1966
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pagina
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552
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552
Giacomo Martina S.I.
segue fedelmente il testo autografo, pur ampliandolo qua e là: cadono, però, già in questa nuova redazione, o almeno perdono l'efficacia e la forza dell'originale, alcune frasi pervase dal più fervido patriottismo. È notevole comunque che gli appunti italiani, cosi incompleti, siano stati già tradotti in latino senza attendere una stesura completa in italiano. Il Papa voleva forse affrettare la pubblicazione, o assicurarsi che le sue idee non subissero modifiche?
In sostanza là prima redazione dell'allocuzione passa con facilità dal piano politico a quello soprannaturale, secondo un'abitudine di Pio IX, che ne rivela l'intima religiosità, ma gli impedisce di approfondire l'analisi delle situazioni, di coglierne gli sviluppi, di trarne le logiche conseguenze, di studiarne le soluzioni possibili, spingendolo invece a propositi del tutto irreali e alieni da ogni senso politico, come la singolare affermazione di ritirarsi a pregare nell'umiltà e nel ritiro. L'autore di quelle righe più che un consumato politico o un profondo teologo, appare una persona pia, anzi devotissima, preoccupata fin nell'intimo del bene della Chiesa e delle anime, e insieme incapace di sottrarsi allo stato d'animo generale del Quarantotto, al fermento nazionale ed antiaustriaco, penetrato ormai dappertutto, fin nei seminari e nelle canoniche.J' È un animo prevenuto, irritato, sdegnato contro l'Austria ed i Tedeschi in genere, offeso dalle critiche che mettono in discussione tutta l'opera svolta in quei due anni. Il sacerdote ed il sincero patriota sono giustapposti, senza trovare l'equilibrio e l'armonia. L'antinomia ha un'unica soluzione, il proposito di ritirarsi in preghiera. Soluzione vera e propria o velleità?
Che senso aveva quello sfogo, apparentemente privo di ogni significato politico? Per comprenderne la vera portata, si deve tener presente ehe il Papa pensava già allora all'eventualità di esser costretto a lasciare Roma, per dissociare nel modo più chiaro la sua autorità dalle decisioni che il Governo gli voleva imporre, e salvare così la propria dignità ed indipendenza. Non si tratta di un'immaginazione! il 25 marzo 1848, pochi giorni dopo la promulgazione dello Statuto, Pio IX poneva il suo Placet e la sua firma a un singolare documento, destinato a rimaner segreto, ma che giuridicamente avrebbe avuto fin da allora pieno valore. Con la lettera apostolica In hoc sublimi, super electione Romani Pontificia, il Papa, davanti alle minacce che gravavano sull'urbe, convinto ormai ohe la situazione politica precipitava e gli sfuggiva di mano, dava disposizioni per il
x) Vale anche per il Quarantotto a, quanto JE.MOLO ha scritto felicemente a propolito delle radiano glorimi * del maggio 1915: passioni collettive, ovo inte-renai, predilezioni, mondo intellettuale del giorno prima restano travolti... accensioni graduali di passione popolare, uno di quel contagi, cui pochi, quoti mai l'individuo isolato riescono a resistere >. (Chiesa e Stàio in Italia negli ultimi cento mini, Torino, 1952, pp. 565.566).