Rassegna storica del Risorgimento
PIO IX PAPA (GIOVANNI MARIA MASTAI FERRETTI)
anno
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1966
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Giacomo Martina S.I.
sua libertà ed indipendenza; 1J favorire, in ogni modo compatibile con la sua missione di pace e la sua posizione di Capo della Chiesa universale, le aspirazioni italiane verso la indipendenza. ~> Da quest'ultima idea trasse la sua orìgine il tentativo di mediazione tra Carlo Alberto e Ferdinando, le due lettere all'imperatore e la missione Monchini. Ma, pur dopo l'allocuzione, sgomento per la reazione provocata, addolorato per le accuse di cui era oggetto, ansioso di cooperare fin dove poteva alla causa nazionale, il Papa rimaneva incerto di fronte al problema della partecipazione diretta alla guerra, che da un lato aborriva, dall'altra temeva di non poter evitare. Non solo perciò egli approvò nei mesi seguenti la continuazione delle trattative per una lega, ma nel suo intimo oscillò ancora, e per qualche istante si appigliò alla sottile distinzione fra guerra difensiva ed offensiva.
Questo stato d'animo appare specialmente dalle minute della risposta all'indirizzo dei deputati, che doveva essere rivolto al Papa il 10 luglio.8* I delegati della Camera dei deputati oltre a ribadire la distinzione fra l'autorità del Pontefice e quella del governo, riconfermavano il proposito di riprendere le trattative per la lega italica e la partecipazione alla guerra, fino al raggiungimento dei confini naturali. L'indirizzo non doveva certo entusiasmare Pio IX, che del resto dal 9 giugno stava aspettando l'occasione opportuna per rettificare le asserzioni contenute nel discorso di Ma-miani in Parlamento. Occorreva una volta ancora dissipare i malintesi, che vertevano essenzialmente su due questioni: lo Statuto doveva essere sviluppato, come si era preteso a Napoli, doveva cioè rappresentare una fase provvisoria, da superarsi rapidamente, o era un punto fermo invalicabile? L'allocuzione del 29 aprile andava interpretata rigidamente, si da escludere ogni partecipazione a qualsiasi guerra, o con qualche sfumatura,
i) Pio IX a Carlo Alberto, 12 giugno 48 (in Civiltà Cattolica, 1879, n. 2, pp. 404-4051: < Un Regno d'Italia uno è cosa impossibile ad ottenersi ; e dall'altra parte, i tentativi di tale unità, servono mirabilmente a spianare la via ai desideri repubblicani, ed è credo, contro i disegni della Provvidenza. Dopo di ciò è ben Facile di vedere quali altri ferite potrebbero farsi ai domini! della Santa Sede, e noi siamo disnoeti a sostenerne i diritti con tutti i mezzi che sono suggeriti dalla giustizia .
2) Alla magistratura comunale romana, 4 maggio 48: Non ho dichiarato ingiusta nS condannata l'attuale guerra d'Italia ; solo ho detto che lo non intendo farla e di più che non ho fona d'impedire lo slancio dei miei sudditi... Riconosco naturale nell'uomo il sentimento della nazionalità, e Bare! lieto se l'Italia potesse risorgere ed essere indipendente. (G. GENTILI, Ltt lettera cit.). All'Amai, 8 maggio '48: Sarò contentissimo dell'esito dello ormi di Carlo Alberto e deU'ainplinzione dei suoi domini ... è falso che io abbia condannato la nazionalità italiana e tacciata d'ingiusta la guerra presente >. (Appendi* ISlenduu script,, n. 1874). All'invialo, del governo provvisorio d! Modena, 20 maggio '48: Disse che non era stato inteso o le interpretazioni elle si avevano voluto doro alle suo parole dimostravano un accecamento profondo... Kon per questo amo meno il bene dell'Italia, che, la religione innanzi, e stata sempre il pensiero della mia vita (N, BIANCHI, Storia documentata .oli* voi. V,
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*> Arch. Pio IX, Varia, n. 896.