Rassegna storica del Risorgimento
PIO IX PAPA (GIOVANNI MARIA MASTAI FERRETTI)
anno
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1966
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Giacomo Martina S.l.
delle accuse che gli erano rivolte, dal Viale Prelà come l'unico modo per impedire uno scisma, dai cardinali come il mezzo più opportuno per distinguere religione e politica, e per sconfessare le dichiarazioni del Durando e le sue improvvide iniziative. Si navigò così a lungo neD'equivoco, aggravato dal tenore ambiguo delle istruzioni impartite al comandante il corpo di spedizione, e dal diverso modo di considerare queste direttive, da parte di Pio IX e da parte dell'Antonelli. Il contenuto dell'allocuzione si precisò solo dopo la riunione cardinalizia del 17 aprile, che impostò con chiarezza i problemi essenziali. Non si tennero quasi in nessun conto le pressioni toscane in senso antirepubblicano, e si sottolineò invece la necessità di una dichiarazione di neutralità. La redazione nelle sue linee fondamentali fu stesa dal Papa stesso tra il 19 e il 25. Il testo primitivo fu corretto da altra mano, che, pur lasciando immutati i concetti essenziali, evitò nella forma quanto non si addiceva alla dignità del Capo della Chiesa, e modificò fortemente lo spirito che animava i primi appunti autografi, insistendo maggiormente sulla neutralità, accennando appena di sfuggita alla tolleranza di fatto di iniziative militari.
Chi fu il redattore del testo ufficiale? Con ogni probabilità l'Anto-nelii. Si spiegherebbe allora meglio la sua preoccupazione di far credere al Ferini che egli ignorava assolutamente il contenuto del documento, di cui avrebbe avuto notizia solo in concistoro. Pio IX, che in quei giorni era pieno di ben comprensibili ansie, si era aperto con varie persone sul contenuto dell'atto che stava preparando, ed è inverosimile che si fosse mantenuto riserbato proprio con il suo più immediato collaboratore. Del resto il segretario di Stato, anche se per motivi a noi ignoti non aveva partecipato alla riunione del 27 marzo, prese parte alla seduta del 17 aprile, e dai rapporti del Bargagli appare perfettamente al corrente dei lavori preparatori: e nei giorni immediatamente precedenti al 29, egli informò Vienna, Parigi, Firenze dell'atto ormai prossimo e del suo contenuto. Perché allora quella fretta, quella preoccupazione di allontanare da sé ogni apparente responsabilità? Non si trattava di una excusatio non petita? Probabilmente il segretario di Stato comprese che l'allocuzione costituiva una svolta deci' siva nel pontificato di Pio IX, il cui risultato rimaneva ancora un po' incerto. Forse egli volle conoscere le reazioni immediate e spontanee dei suoi collcghi laici, senza scoprire le proprie carte, volle tenere aperte a sé vie diverse, per ogni eventualità. Maestro del doppio gioco, egli si preoccupò di conservare la fiducia del Papa, cui aveva reso già notevoli servizi, e insieme di non romperla, per il momento almeno, con i ministri di tendenze moderate, pur comprendendo ohe le parole dell'allocuzione erano diametralmente opposte ai desideri espressi da costoro il 25 aprile, ai quali apparentemente egli si era associato, dichiarando di apporre la propria