Rassegna storica del Risorgimento

PIO IX PAPA (GIOVANNI MARIA MASTAI FERRETTI)
anno <1966>   pagina <563>
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L'allocuzione del 29 aprile 1848 563
vuto credere che Sua Santità non doveva permettere una rivoluzione tanto dan­nosa alla sua Autorità, per non pronunciarsi in un momento in cui la dissimu­lazione è affatto impraticabile e tanto più mi sembrava che tale dovesse essere la sua mente, che la capitolazione di Comacchio, la presa di Cannoni e muni­zioni per un forte valore, accettata dal Governo, il suo ordine di agire colle Truppe Piemontesi mi parevano tali fatti da rendere palese ad ognuno essere dichiarata la guerra. L'ordine del giorno dei 5 non ha fatto altro che dire ciò che tutti sapevano, e con esso credo aver salvate le Provincie di qua da una ribellione.
Dopo questo se Sua Santità rimane sempre ferma nel disapprovare il mio ordine del giorno, non mi resta se non a farle conoscere quanto sono dolente d'averle recato dispiacere, e pregarla che considerando le difficoltà che mi cir­condano, l'affollamento di affari, che viene cagionato dalla ristrettezza del tempo ed urgenza delle circostanze, avendo riguardo alla mia buona volontà e devozione, voglia avermi qualche indulgenza.
Con tutto il rispetto ho l'onore di dichiararmi, di VJB. Bologna 13 aprile 1848
Il Gen.le Conile Devmo servo Durando Per copia conforme C. Aldobrandini
in
INTERROGATIVI PROPOSTI ALLA COMMISSIONE CARDINALIZIA, SULLE RAGIONI PRO E CONTRO L'INTERVENTO PONTIFICIO
Senza data, ma verso il 16 aprile 1848 [Arch. Pio IX, Varia, n. 93; altra copia in S.d.S., 1848.165.7.]
È nolo, come fin dal momento in cui le truppe austriache si permisero minacciose dimostrazioni in Ferrara, l'Italia tutta si mosse, e plandendo all'ener­gica resistenza del Governo Pontificio, concepì il desiderio di liberare per sem­pre la parte della penisola soggetta alla loro dominazione. È pur noto come ai succedettero rapidamente e quanto contribuirono all'esaltazione degli animi i fatti di Parigi, di Vienna, di Milano e di Venezia, a segno che non fu più possi­bile neppure al Governo della S. Sede frenare coloro che volontari smaniarono di accorrere in aiuto delle Provincie Lombardo-Veneto tanto vicine alla loro emancipazione, e pur tanto ancora minacciate da un esercito agguerrito forte di numero e non meno forte di diritto. Gli altri Governi d'Italia già sposarono manifestamente la causa che si convenne di chiamare Italiana, e nel mentre che si facevano trattative per organizzare una lega difensiva corsero a ben altro estremo? dappoiché Torino mosse con Imponente esercito capitanato dallo stesso Re alla difesa dei Lombardi, e Napoli e Firenze fecero proclami in favore della guerra già suscitata.
Il solo Governo dello S. Sede, è riuscito sinora a non compromettersi con atti direttamente da esso emanati, intento sempre a declinare qualunque mani­festazione o partecipazione di guerra; ed ha fatto ogni Bforzo per contenere nei