Rassegna storica del Risorgimento

PIO IX PAPA (GIOVANNI MARIA MASTAI FERRETTI)
anno <1966>   pagina <564>
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Giacomo Martina S.I.
giusti limiti L'ardore delle sue troppe, alle quali se aon fa possibile impedire la marcia verso le frontiere, ha tuttavia in ogni guisa raccomandato ed ingiunto che non le oltrepassassero, ma che si limitassero a difenderle da qualunque stra­niera invasione. Ma un proclama del generale Durando messo alla testa delle medesime colà radunate sopravvenne molto improvvisamente a distruggere i lunghi sforzi del Pontificio Governo, poiché non senza ragione fu da tutti inter­pretato come una manifesta dichiarazione di guerra fatta all'Austria in nome di Sua Santità. È superfluo il dire quant'Essa ne fosse altamente sorpresa ed afflitta; né si tardò un istante a smentirlo con apposito articolo nella Gazzetta officiale di Roma invitando in pari tempo il Generale stesso a rendere ragione di un atto cosi arbitrario e in sì alto grado compromettente: ma l'eccitamento sommo e le conseguenze sono già irreparabili. Difatti gli animi dei volenterosi accorsi per combattere, ed in genere di tutti quelli che (è forza pur confessarlo) hanno ora in loro potere i destini dell'Italia, montano in sempre maggiori spe­ranze, e molto ancora vi contribuisce l'evidente scoraggiamento che si va impos­sessando delle truppe nemiche, le quali trovatisi ridotte ne tre inespugnabili forti nel Regno Lombardo, non potendo quasi più comunicare colla capitale dell'Impero. Questa è ben vero che procura di inviare soccorsi di troppa, ma son ben lungi dall'esser proporzionate al bisogno, e forse prevedendo immi­nente la perdita di quel floridissimo regno, si determinò di mandarvi con illi­mitati poteri un altro Commissario imperiale: ma per quanto sia egli disposto a largheggiare di concessioni, sarà tuttavia difficilissimo che valga a ricondurre quei popoli sotto lo scettro dell'Austria, la quale è già molto travagliata in tutti gli altri punti della sua monarchia, e almen per ora sembra lasciata a sé sola in questa lotta tanto decisiva, non sapendosi con positiva certezza che qualche altra potenza le venga in soccorso. Intanto quanto più si avvicina il momento di una possibile e decisiva battaglia fra le forze austriache e le Piemontesi, combinate con le altre di vari Governi d'Italia, quelle del Governo Pontificio ardono d'impazienza per accorrervi; e il frenarle non solo è in sommo grado pericoloso, ma sembra decisamente impossibile. Ne da un'ampia conferma la stessa risposta del menzionato Generale Durando. Ad essa poi consono il lin­guaggio degli Emineniissimi legati di Bologna e di Ferrara, che vedono infrut­tuosa ogni loro premura per contenere l'effervescenza delle masse, l'impeto delle quali è pure in oggi da tutti i Governi per propria esperienza conosciuto irresistìbile. Nasce da ciò la convinzione che se il Governo della S. Sede indugia ancora a manifestazioni competenti, rischia di vedere evidentemente minacciata la conservazione de suoi temporali domini, i quali posti alla pur fine a contatto con paesi in aperta sollevazione e pronti a scoppiare in una guerra sanguinosa, non potrebbero forse esser più protetti senza avanzare gli elementi della propria difesa, e continuando in una troppo mal simulata neutralità, finirebbe per aver nùniche ambo le parti contendenti al di fuori, e per essere in preda alla più funesta esasperazione dei propri inimici al di dentro.
Sembra però troppo ripugnante alla natura del più pacifico di tutti i Go­verni, quale si è quello della S. Sede srendere in campo per combattere con una potenza qualunque, ed ora in specie eoli* Austria colla quale conserva fino ad ora i più amichevoli rapporti e che ultimamente ancora ha dato provo della più lodevole energia nel proteggere la residenza del rappresentante della S. Sede in Vienna ove il popolo minacciava il medesimo insulto che qui fu fatto allo Stemma Imperiale. Sarà quindi ben difficile il persuaderla che l'estremo partito dell'offensiva verrebbe al Governo Pontificio consigliato dal sentimento