Rassegna storica del Risorgimento

SARDEGNA (REGNO DI) ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1919>   pagina <353>
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Garibaldi e il Governo sardo nel settembre del 1848 383
ne encomiò il valore spiegato in favore dei popoli della lontana Ame­rica, ma, diffidando forse di colui che nel '34 i suoi tribunali avevano condannato a morte per aver partecipato alla congiura mazziniana, si trincerò dietro alla sua nuova condizione di Re costituzionale e dichiarò non essere in poter suo di accettare senz'altro il braccio di Garibaldi e dei suoi compagni; il futuro eroe delle Due Sicilie dovette cosi venire a Torino per ripetere ai Ministri la sua preghiera, per ottenerne di poter sacrificare utilmente la vita sua e dei suoi compagni alla pa­tria ! E a Torino ancora, dopo mille indugi, veniva un rifiuto. Allora senza scoraggiarsi il 15 luglio si recava a Milano e là finalmente rice­veva l'incarico di organizzare le colonne dei volontari e poi l'ordine di recarsi con esse a Bergamo, dove entrava il 31 luglio.
Poco dopo, in seguito ai primi rovesci ed alla ritirata dell'esercito, da Milano gli veniva il nuovo ordine di ricongiungersi alle truppe regie attorno alla città, poi quello di operare sulla destra del nemico. Ma in Monza gli giungeva come un fulmine la notizia della capitolazione e dell'armistizio, confermata dai torrenti di fuggitivi che non tarda­rono ad ingombrare le strade. Allora, vedendo pel panico diradarsi anche le file delle sue truppe, si ritirò a Como in attesa degli eventi: di là, aumentando sempre le diserzioni, decise di passare in Piemonte, quindi per Varese e Sesto Calende raggiunse Castelletto, j Là soltanto apprese le condizioni dell'armistizio Salasco, là il 13 agosto, sotto l'impressione angosciosa terribile di quelle condizioni degradanti Garibaldi scrisse (o forse firmò soltanto ?)2 un proclama ai soldati, in cui senza reticenze e senza veli venivano scagliate contro Carlo Al­berto le più ingiuriose accuse :... Se il re Carlo Alberto ha una corona, che conserva a forza di colpe e di viltà, io ed i miei com­pagni non vogliamo conservare con infamia la nostra vita ed accu­sava il principe d'aver fatto scomparire per inganno la libertà già
1 Queste notizie Io tolsi quasi tutte dalle Memorie autobiografiohe di Ga­ribaldi (Mrenze, 1888, pag. 185 e segg.)
i u Governo piemontese si mostrò poi dubbioso nel riconoscere a Garibaldi la paternità del testo del proclama, preferendo attribuirgliene la sola segnatura e Pietro di Santa Eosa il 18 settembre 1848 scriveva a questo proposito al Eioardi: il Consiglio [dei minisiri] persuaso che di quel proclama è autore il Mazzini e che Garibaldi non ne fu che il sottoscrittore e ohe forse accondiscese a quell'atto in nn momento di fervore e sotto un'impressione purtroppo sinistra... C. BOCCA, Lettere inedite del generale Garibaldi, del conte Pietro di Santo Rosa e del conte di Cavour al deputato Parto Ritardi (1848-1858) in H Risorgimento Italiano -y 2 i9iL pag. 241 "V- pure a questo proposito il secondo dispaccio ministeriale pubblicato nel presente articolo.