Rassegna storica del Risorgimento
PIO IX PAPA (GIOVANNI MARIA MASTAI FERRETTI)
anno
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1966
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pagina
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579
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L'allocuzione del 29 aprile 1848 579
dersi negli altri Stati Italiani; l'anarchia e forse anche la guerra intestina che perciò si minaccia allo Stato Pontificio; i danni che potrebbero derivare alla Religione dalla irritazione dei popoli e di qualche Sovrano Italiano; ed altri motivi che uno potesse scorgere nell'attuale fermento delle cose pubbliche a tutti noto, fanno chiedere;
Se il Santo Padre, per evitare i suindicati mali, facili ad accadere, possa e debba prendere parte attiva alla guerra che si fa contro l'Austria per conquistare l'indipendenza italiana.
Le risposte sono dodici (il P. Pini dimentica l'ultima, di un anonimo filippino), oltre la lettera del Rosmini al Ghilardi. Alcune risposte costituiscono autentici piccoli trattati. Su tredici pareri, 9 sono contrari all'intervento, 3 (Rosmini, Palma, Cardoni) favorevoli. Il tono delle dissertazioni è spesso un po' sconcertante, in quanto i rilievi sulla situazione politica del momento si mescolano a richiami biblici, e gli avvenimenti contemporanei sono giudicati alla luce di eventi remoti, desunti dal racconto ispirato, senza la necessaria distinzione tra gli elementi contingenti e quelli perennemente validi. Radetzky e l'insurrezione lombarda trovano così il loro posto accanto a Jeftè, a David e agli Ammoniti... Tutti i teologi consultati, senza eccezione, sono contrari a considerare la nazionalità come nn diritto assoluto e imperscrittibile. Anche coloro che difendono la liceità della guerra, muovono da altra considerazione, la tirannia austriaca, che però è descritta in modo assai moderato e in se stessa non sufficiente a legittimare una guerra. Più di uno si rifa invece all'esempio di Pio Vii di fronte a Napoleone, ed alla sua dichiarazione di assoluta neutralità. Altri fanno notare l'incongruenza di un cambiamento politico a pochi giorni di distanza dall'allocuzione del 29 aprile.
Ecco ora le idee principali dei vari teologi consultati.
Mons. Caterini. II Papa non può recedere dalle sue solenni dichiarazioni; la neutralità è un dovere per lui; esempio di Pio VII; le guerre passate furono provocate dalla necessità di difendere la religione. Ai mali eventuali ovvierà la Provvidenza. L'autore conclude con alcune critiche al principio di nazionalità.
Mona. Palmo. In sé e per sé, i Papi come principi temporali hanno il diritto di muovere guerra se necessario, come dichiarano esplicitamente Roberto Bellarmino e il Baronio. Nel caso presente, l'intervento sembra legittimato dai mali cui la guerra si propone di rimediare. Si riflette infatti alle conseguenze di un'eventuale vittoria austriaca, che coinvolgerebbero tutta l'Italia, alla probabilità di un insuccesso del tentativo di mediazione. L'intervento, ora, non sarebbe in contrasto coll'allocuzione del 29 aprile, che nella prima parte confuta l'accusa che il Papa sia la causa della generale eccitazione della penisola, nell'ultima poi contiene, si, dichiarazioni contrarie alla guerra, che però possono interpretare! in senso condizionato, cioè fino a che non fossero esauriti altri mezzi.
Man. Cordoni. 11 diritto all'indipendenza nazionale non è inalienabile, tanto è vero che un popolo può liberamente assoggettarsi ad un altro, come la Sicilia agli Aragonesi ; non è imperscrittibile, perché ciò sarebbe causa di gravi disordini. Ciò posto, la guerra all'Austria da questo titolo non è lecita. Sembrerebbe invece giusta per il malgoverno austriaco, che si può provaro a posteriori, dalla generale opposizione popolare. A posteriori, v'ha un assai grave argo-mento, per cui giudicare se possa aver l'Austria in questi ultimi tempi tirannicamente governato quel regno, ed aver perciò avuto ogni diritto il Popolo Lombardo d'insorgere, e liberarsi dalla di lei dominazione: l'argomento è l'operato