Rassegna storica del Risorgimento
PIO IX PAPA (GIOVANNI MARIA MASTAI FERRETTI)
anno
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1966
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581
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Uallocuzhne del 20 aprite 1848 581
di imminente anarchia non costituisce un motivo sufficiente. Un'eventuale guerra intestina sarebbe mossa da sudditi, non da Austriaci La neutralità non recherebbe danni alla religione anche se i popoli rimanessero irritati per questa linea politica. L'indipendenza non può conquistarsi violando ì diritti altrui. L'Austria ha dalla parte sua il diritto di legittimo dominio, e quello di risarcire le offese ricevute. Decisivo contro ogni intervento è il carattere sacro del Papa. L'autore conclude ricordando la condotta di Pio VII.
P. G.B. Tonini M.C. Una guerra offensiva è giusta solo se ci sono mali gravissimi che non si possono altrimenti riparare. Questi mali non sono stati recati allo Stato pontificio dall'Austria. Le aspirazioni dei sudditi pontifici, il sentimento di nazionalità non giustificano la guerra. La maturità e l'attitudine del popolo italiano all'autogoverno non annullano diritti certi dell'Austria, che di più non perseguita la religione, non è rea di crimini contro l'umanità, né si può accusare di tirannide. Del resto la tirannide austriaca giustificherebbe al più l'insurrezione dei colpiti, mentre non offrirebbe giusta causa all'intervento di uno Stato estero. Si consideri poi l'incertezza dell'esito, il carattere sacro del Papa, l'esempio di Pio "VTL
P.A. Bizzarri. Dopo varie premesse teoriche, intorno alla liceità della guerra, dichiara: a) I diritti del Papa come Principe temporale devono essere usati in armonia con i doveri che gli incombono come Capo universale della Chiesa. Nelle guerre mosse in passato dai Papi, i motivi determinanti furono la difesa della religione e del Papato, b) L'Austria non viola i diritti della Chiesa. La questione di Ferrara è stata da tempo risolta pacificamente, e) L'Austria possiede il Lombardo-Veneto legittimamente, in forza di trattati, da lungo tempo. Il regime austriaco, anche se duro ed inviso, non può chiamarsi tirannico, sì da giustificare una ribellione; d) La nazionalità e l'indipendenza si possono difendere colle armi, se già si possiedono, ma non si possono conquistare colle armi, se non si hanno. Tale diritto non è provato dalla storia, la quale anzi mostra la relatività del concetto di nazione, soggetto al divenire, e urta contro i diritti di possesso, di successione, di giusta conquista, di spontanea dedizione. Non sì possono chiamare imperscrittibili i diritti derivanti da posizioni geografiche o da identità di linguaggio, e) In ogni caso, il Papa non potrebbe nemmeno cooperare alla guerra, senza entrare in contraddizione con se stesso, data l'allocuzione così recente.
P.P.S. Glùitd<t. La. guerra è ingiusta, mancando una causa proporzionata, cioè una grave offesa da riparare. Il S. Padre non può allontanarsi dalla condotta delineata nella sua allocuzione.
< Un devoto di S. Filippo . 26 maggio 1848. L'anonimo filippino ci offre un piccolo opuscolo, notevole per la sua chiarezza e lucidità. Innanzi tutto egli demolisce il principio di nazionalità: essa non offre un diritto assoluto all'indi, pendenza; Gesù Cristo non dette l'indipendenza al suo popolo; la Chiesa ha sempre inculcato l'ubbidienza alle autorità costituite, anche se di nazionalità diversa da quella dei sudditi; il principio di nazionalità universalmente applicalo porterebbe allo sconvolgimento di parecchi Stati; esso del resto non e seguito integralmente neppure dagli stessi Italiani, nelle loro aspirazioni verso i confini alpini; diversa è la situazione della Germania, dove il movimento tende a ripristinare la situazione preesistente al Congresso di Vienna, ed è diretto dalla legittimità, mentre ciò non si verifica in Italia. Carlo Alberto avrebbe potuto intervenire, solo se i popoli della Lombardia e del Veneto lo avessero riconosciuto come loro sovrano. L'autore passa poi ad altre considera-