Rassegna storica del Risorgimento

PIO IX PAPA (GIOVANNI MARIA MASTAI FERRETTI)
anno <1966>   pagina <582>
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Giacomo Mortimi S.l.
zìo ni: la questione di Ferrara non è un motivo sufficiente di intervento; il Papa non è padrone, ma solo illuminisi nitore dei snoi Slati. Concludendo, il filippino ritiene necessario che il Papa in una nuova allocuzione concistoriale completi quanto ha esposto il 29 aprile ed il 1 maggio, ribadendo ì lìmiti pre­cisi delle riforme, il valore della costituzione, l'inderogabile necessita che la sovranità del Papa sia mantenuta intatta. Le camere vogliono la partecipazione alla guerra: è necessario ripetere che gli affari esteri sono di competenza esclu­siva del Papa, indipendentemente dai consigli del Parlamento. Sarà necessario riunire i due Ministeri degli Affari Esteri, per evitare confusioni, incertezze, intralci. Qualora non si facesse questa allocuzione, si potrebbe fare un discorso all'apertura delle Camere. Questa soluzione presenta però un serio inconve­niente: il pericolo che la parola del Papa sia discussa e rigettata. Sembra per­ciò preferibile un nuovo alto concistoriale prima dell'apertura delle Camere. Più presto si farà la mentovata allocuzione Papale, meglio sarà per il Papa e di maggior vantaggio per la Chiesa: meglio pel Papa..., liberato per sempre dal dispotismo delle insane esigenze popolari. In quanto alla Chiesa, il Papa avrà fatto conoscere al mondo cattolico ch'egli colle sue varie riforme ha uni­camente volnto provvedere al benessere sociale de' suoi sudditi, senza esporre né l'integrità de* suoi Stati, né l'indipendenza temporale.
Rosmini', benché egli non fosse stato direttamente interpellato, il dossier contiene anche il suo parere, che egli aveva espresso nella lettera da Stresa al suo confratello P. Gilardi del 9 maggio, più volte edita, che evidentemente giunse immediatamente in mano al Papa, come l'autore desiderava e sperava. In caso di guerra giusta, l'astensione significherebbe che il Papa in quanto tale non può difendere gli interessi dei suoi Stati, ed equivarrebbe perciò ad un'abdicazione. Ma la guerra è giusta, perché nell'eccitazione generale contro l'Austria, di cui essa sola è responsabile, gli Stati italiani sarebbero in peri­colo se nnn appoggiassero le aspirazioni di tutti i popoli della penisola.