Rassegna storica del Risorgimento
CAPOMAZZA CARLO
anno
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1966
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pagina
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595
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Il brigantaggio meridionale il petisiero di Carlo Capo mazza 595
fiale, si contrappone il filone storiografico che interpreta il Risorgimento del Sud e le opposizioni ad esso, alla luce di questi ultimi problemi, ponendo particolarmente l'attenzione ai rapporti fra le classi e ricercando, nella stessa storia meridionale, le cause recondite o palesi che determinarono il crollo del Regno.1)
Naturalmente non è possibile segnare un termine temporale netto tra l'una e l'altra corrente interpretativa. Esistono, anche se alcuni sono poco noti o addi' rimira ignorati, precursori delle più moderne tesi, che si ergono isolati per la loro acutezza nel giudicare fatti ed uomini contemporanei sine ira nec studio. Ricordiamo tra tutti. Giacomo Racioppi, sensibile interprete delle cause del brigantaggio post unitario e Carlo Capomazza del cui pensiero e della cui opera discorreremo qui appresso.
Di Carlo Capamazza avevamo letto, con vivo interesse, l'opera sul brigantaggio: attraverso una emozionante ricerca nell'archivio di famiglia del cortese e paziente prof. Carlo Galassi-Paluzzi, discendente del Capomazza, abbiamo avuto la fortuna di rinvenire un certo numero di documenti inediti, per mezzo dei quali ci è sembrato possibile ricostruire la Vita dello scrittore e conoscerne il pensiero. Le lettere, salvo qualche rara eccezione, sono del 1848-49, quindi
1801 al 1806, Bari, Laterza, 1945. Sul permanere delle condizioni descritte dal Blanch in epoca posteriore, vedi: G. RACIOPPI, Siti mo<i della Basilicata e delle Provincie contermini, Napoli, Morelli, 1867. F.S. NITTI, Saggi sulla storia del Mezzogiorno, Bari, Laterza, 1958, passim. Per l'opinione contraria, vedi R. MOSCATI, // Mezzogiorno nel Risorgimento italiano, in Questioni di Storia- del Risorgimento e dell'Unità d'Italia, a cara di Ettore Rota, Milano, Marzorati, 1951.
Ji Per una conoscenza esauriente delle correnti storiografiche su] Risorgimento vedi: W. MATUIII, Interpretazioni del Risorgimento., Torino, Einaudi, 1962.
Oltre alle due correnti citate merita di essere ricordata quella comunemente definita filo-borbonica: ne furono interpreti PIETRO CALA ULLOA (Delle presenti condizioni del Reame delle Due Sicilie; Lettres Napolitaines: L'union et non pas l'unite d'Italie; Les prévìsions de Gaète; L'abdication, le partage et la féderatiou de l'Italici e GIACINTO de Sivo, la cui opera è stata da poco ripubblicata dall'editore Berrisio di Napoli (Storia del Regno delle Due Sicilie, dal 1847 al 1861). Di tale filone storiografico fanno patte, spiccando per una certa originalità di pensiero, i Fratelli PIETRO, GIUSEPPE e LUDOVICO QUANDEL: al primo è dovuta, sulla scorta di documenti originali messi a disposizione dallo Stato maggiore napoletano, la redazione del Giornale di Gaeta; al secondo un volume sui lavori del Genio napoletano durante la guerra del 1860; al terzo l'analisi del disfacimento dell'esercito in Calabria (Una pagina di storia). Le opere di Giuseppe e Ludovico furono condotte mediante una ricerca di documenti non sempre agevole, per la ricostruzione minuziosa degli eventi. Degli stessi Quandel e dei loro antenati abbiamo avuto occasione di vedere una cospicua quantità di scritti inediti, conservati dal figlio di Ludovico, che lumeggiano, attraverso diaci, corrispondenze ed appunti, gli anni dalla fine del Settecento al 1860 ed oltre. Di particolare interesse e un diario sull'impresa murattiana in Alta Italia, notevole per i giudizi che attribuiscono le sconfitte subite al tradimento del generale Carrascosa. Ricordiamo anche una serie di lettere sulla repressione del brigantaggio dopo la Restaurazione e sul moti siciliani del 1820. Per gli anni successivi al 1860 uno dei Quandel ha tracciato una suggestiva serie di appunti sulla vita in esilio dell'ultimo sovrano di Napoli, che egli aveva seguito all'estero come precettore e poi amministratore di don Pasquale di Bari, fratello del Re. A prescindere dalla importanza di notizie su eventi anche di valore politico, altrimenti ignorati, questi appunti ri danno una visione della vita privata di Francesco N, dei suoi viaggi e dei suoi incontri, con uno freschezza di immagini che fanno del Quandel un brillante narratore.