Rassegna storica del Risorgimento
AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D' ; LUDOLF GUGLIELMO
anno
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1919
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362
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362
Gr. Paladino
memoria nella quale, se spira in genere un'aria di eccessiva antipatia verso il D'Azeglio, non mancano prove schiaccianti che dimostrano còme la denominazione di cavaliere senza macchia i> sia tutt'altro che meritata.
Che si sia per lo meno esagerato neU'attrìbuire al D'Azeglio tanta purezza lo attestano anche queste lettere, le quali non gli tolgono la taccia di impenitente corteggiatore di donne affibbiatagli dallo studioso' ora ricordato. Basta leggere la chiusa della seconda lettera per convincersene.1 Ma in compenso da esse risulta confermata ancora una volta la fama di uomo politico leale e di buon senso goduta sempre dallo statista piemontese. Si lega specialmente la lettera del 17 marzo 1850, e si veda con quanta saviezza il D'Azeglio, conservatore per nascita e per abitudini,' si opponesse alle tendènze reazionarie, che imperversavano allora in Europa, e sostenesse la necessità di mantenere le pubbliche libertà conquistate a prezzo di tanti sacrifici.
D'altra parte (può sembrare una contradizione, e non è) il buon senso del primo ministro piemontese è provato luminosamente dagli sforzi che egli fece per finire la stupida quistione tra Napoli. e Torino, e per ottenere la ripresa delle relazioni col Governo borbonico, in fama dei più reazionari, - argomento sul quale il D'Azeglio s'intrattenne coi Ludolf nelle sue lettere, e su cui noi diremo a nostra volta qualche cosa, quanto basti perchè l'illustrazione dei documenti riesca compiuta.
Ma vediamo innanzi tutto ehi era il corrispondente del D'Azeglio, e come sorse la loro amicizia.
Guglielmo Ludolf, figlio di Giuseppe Costantino ambasciatore napoletano a Roma (dove molto probabilmente lo scrittore piemontese conobbe il giovane diplomatico), iniziò a trent'anni la carriera tradizionale nella sua casa. Nel 1848 trova vasi a Torino come segretario di legazione con Pier Silvestro Leopardi,3 e quando quest'ultimo
1 Nella terza lettera è un accenno alle disgrazie coniugati toccate al DIA, intorno alle anali i documenti del BOLLBA. recano nuova luce.
* Sulle relazioni che passarono tra il Leopardi e 11 Ludolf vi sarebbe da scrìvere un articolo interessante. Qui non posso tenermi dal ricordare che, quando il Leopardi cadde iu disgrazia dei Governo napoletano, Guglielmo Ludolf, che egli più tardi nelle sue Narrazioni (pag. 210) gratificò della qualifica di figlio di uno dei più noti sanfedisti e sanfedista egli stesso , continuò a corrispondere con lui, e incorse perciò nelle censure dei suoi superiori, che per altro attribuirono la sua condotta a inesperienza giovanile. Sì vedano l dispacci dol principe di Cariati dell'I e del 17 luglio nel fascio 2016 delle carte degli Esteri conservato nell'Archivio di Stato napoletano.