Rassegna storica del Risorgimento

BRACCIANTI ROMAGNOLI OSTIA 1884
anno <1967>   pagina <72>
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Lorenzo Bedeschi
Ma, via, ditemi quello che vi succede . Sono affari personali e so che il signor Questore sia qui per ricevere, perciò annunciatemi 2.J )
Tra Luigi Sarreccliia e il Questore è registrato il lungo dialogo, dove non si sa se ammirare di più la franchezza del Nostro con chiara coscienza dei diritti del cittadino o la magnanimità del Questore di fronte ad un espo­nente dei socialisti romagnoli. Alle obbiezioni legittime circa l'ordine pubblico Luigi Sarreccnia oppone la lealtà operosa con cui i braccianti di Ostia hanno sempre fatto fronte alle inondazioni e ad un incendio gravissimo, meritandosi l'elogio del comandante dei pompieri, ing. De Magistris; elogio a coi egli fa riferimento con orgoglio. Pertanto è necessario riportare la cronaca del fatto.
Una sera si sviluppò un grande incendio nel Palazzo vescovile. Al parroco don Ambrogio Ceppelelli, troppo vecchio e perciò ricoverato all'Istituto dei Cento Preti, era succeduto don Angelo Morelli. Quando don Angelo si è accorto dell'incendio ha incominciato a suonare le campane. Allora siamo corsi tutti quanti eravamo in Ostia. Le fiamme, uscendo dal primo piano del palazzo vescovile, lambivano gli infissi delle grandi finestre del secondo piano. Tutti ci siamo messi a portar acqua, attin­gendola da quella fontana della piazza della Rocca. Il prete ed altri tre la gettavano coi secchi e con gran forza sulle imposte delle finestre affinché non arrivasse ai soffitto che era tetto di legno e cTera pericolo che in poco tempo si incendiasse tutta Ostia essendo collegata col vescovado. L'acqua andava a finire sui davanzali, essendo le fi­nestre molto alte, finché le fiamme si sono abbassate. Quando sono arrivati da Roma i pompieri il fuoco era quasi domato. Visti i telai delle finestre tutti bruciacchiati, tanto che fumavano ancora, il comandante dei pompieri ing. De Magistris ha chiesto meravigliato : Come avete fatto a gettar acqua su quelle finestre cosi alte e sul davanzale? j>. L'abbiamo lanciata coi secchi . Egli allora, quando ormai il fuoco non ardeva più e poche fiamme salivano dal legname di appena un metro, ci ha fatto tanti elogi mostrandoci come si maneggiavano le pompe. E cosi tutti ci siamo messi a maneggiarle per spegnere completamente il fuoco affinché non si propagasse ad un deposito di legname di oltre un centinaio di quintali. Scongiurato il pericolo, ci siamo rallegrati anche col prete (che era un bell'uomo alto e robusto) per aver gettato con forza acqua sul davanzale delle finestre. Mentre faceva questo lavoro qualche donna esclamava : < E mi Signor! .-) E lui : Forza, portate acqua ; non è il mo­mento di chiamare il Signore. Ci fu anche qualcuno che voleva salvare qualcosa dalla chiesa, ma egli disse: No, non si deve toccare nulla. Speriamo di salvarla, ma se non gliela facciamo si brucerà tutto. Fortuna volle che salvassimo tutto.8)
Luigi Sarrecchia ricorda proprio quest'impresa, e l'elogio meritato, al Questore di Roma per ottenere il permesso di fare i fuochi artificiali. E il Questore, richiamando alla mente i particolari, dice:
Ah, si. L'ing. De Magistris ha fatto un gronde elogio a questa gente. Ha detto che se non era per la loro forza e bravura tutta la via del Vescovado sarebbe andata in fiamme. Cosi, signor Questore, lei può stare tranquillo per Ostia, perché qua­lunque cosa succede noi siamo sempre pronti ad ogni calamità. Ed anche durante le inondazioni abbiamo dovuto correre di notte per rinforzare argini altrimenti
U Diaria, pp. 71-76.
2) Tipica espressione popolana romagnola di commiserazione e di preghiera. Significa: Mio Signore! . 8) Diario, pp. 64-67.