Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECA UNIVESRITARIA DI GENOVA FONDI ARCHIVISTICI
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1967
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Libri e periodici
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Se tuttavia vogliamo rifacci a qualche tentativo originale in tal senso ci basta seguire le alterne vicende degli sfortunati progetti di decentramento elaborati da Minghctti. In essi fermentarono, restando però allo stato embrionale, alcuni frammenti di un'ideo* logia liberale progressiva; balenarono, per poco tempo, le strutture di una società futura di tipo nuovo.
Il decentramento amministrativo, le regioni, l'autogoverno locali non avrebbero certamente costituito la panacea dei mali secolari dell'Italia; ma è altrettanto assurdo credere che queste riforme non avrebbero aiutato, dopo un'ampia verifica in un tempo lungo, le più genuine, autentiche risorse morali e politiche della nazione. La documentazione portata da Pavone su questo punto è ricca e illuminante. Anche limitandosi solo all'aspetto culturale (che gli storici politici farebbero bene a non sottovalutare mai quando affrontano i più vari problemi della storia italiana dall'unità fino ad oggi) si vedrà che nella soluzione accentratrice confluisce molto vecchiume giuridico (e diversi contemporanei furono coscienti di ciò), moltissimi! povertà di idee, talvolta la paura contadinesca per tutto ciò che è e culto e colturalmente elaborato. È questo il retroterra del pastiche tecnico-politico delle leggi e decreti sull'accentramento. Accettando lo Stato di diritto alla tedesca scrive Pavone insieme all'accentramento alla francese e al parlamentarismo all'inglese, l'Italia potrebbe sembrare tentasse una sintesi originale di alcuni elementi tipici dello Stato moderno. In realtà la mancanza di profonde esperienze rivoluzionarie e di self-gpvemment non fondeva, ma giustapponeva i vari elementi, e faceva sì che la teoria dello Stato di diritto si presentasse in Italia, nella sua proposta di liberalismo giuridico, se non proprio come integralmente surrogatone, sul modello della Germania, di un più schietto e profondo liberalismo politico, soprattutto come rimedio ai mali generati dal sistema creatosi storicamente con l'Unità. Non sta a noi svolgere questo discorso in termini di teoria politica e di storia generale; ma possiamo ricordare che questa corsa al rimedio giuridico era congeniale [...] alla riBtreltezza della classe dirigente italiana, nonché a quello che è stato chiamato 1" aclassismo * della Destra. Soffocata nella culla qualunque istanza decentratrice, la classe dirigente mode* rata 6i assunse il compito tremendo di identificare se stessa con lo Stato (in questo senso deve anche intendersi 1 aclassismo cui accenna Pavone) cioè, in altre parole, di fare ciò che fanno i dirigenti di uno Stalo sorto da una rivoluzione. Ma gli uomini della Destra non erano dei rivoluzionari e quindi non potevano che soccombere (come gruppo politico e come portatori di una specifica ideologia), consumati dalla pratica quotidiana del governo, vittime del mastodonte che essi avevano creato. 1 loro successori, privi naturalmente di qualunque volontà suicida, e senza quel senso dello Stato * che aveva caratterizzato la personale onestà dei predecessori, non fecero altro che invertire il corso delle cose consumando lo Stato e creando un'irrimediabile lesione nel corpo politico del Paese, una crisi di fiducia tra il citta* dino e lo Stato di cui ancora oggi si avvertono i segni.
Le successive richieste dei fautori del decentramento non potranno dunque che identificarsi con le forze democratico-sociali e socialiste le quali, appunto, indirizzo* ranno i loro colpi contro lo Stato, inteso come il nemico peggiore della comunità nazionale e, soprattutto, delle classi piò povere,
Lucio ViLLAnt
AMEDEO MOSCATI, / ministri del Regno tTItaltat voi. V, fi tritajormiamo; Napoli, Comitato napoletano dell'Istituto per la storio del Risorgimento italiano, 1966, in 8", pp. V-189, con ili. L. 1500.
Moscati lascia la penna, con questo volume, ricco di richiami bibliografici, d'indici generali, di specchietti riassuntivi, elio danno anche visivamente la sensazione