Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECA UNIVESRITARIA DI GENOVA FONDI ARCHIVISTICI
anno <1967>   pagina <163>
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Vita dell'Istituto
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VERONA. - Relazione fui Convegno di Verona (13-16 ottobre 1966), Si è aperto giovedì 13 ottobre 1966 il Convegno di studi storici sul tema: II Quadrilatero nella storia militare, politica, economica e sociale dell'Italia risorgimentale, indetto per 1 giorni 1344-15-16 ottobre 1966 nella Baia storica della Loggia di Fra Giocondo in Verona. Presenti oltre le massime autorità cittadine numerosi generali e studiosi ita­liani e stranieri convenuti da ogni parte d'Italia. ÀI tavolo delia Presidenza sono il presidente dell'Istillilo, il sindaco on. avv. Renato Gozzi, e l'aw. grand'uff. Gregorio Luigi Cavalla.
Il Sindaco, presa la parola, ha detto che era significativo ed onorifico per Verona che un convegno di così alto livello scientifico precedesse la fausta giornata del giorno centenario (16 ottobre) dell'entrata a Verona dei bersaglieri e degli altri soldati ita­liani. Egli, quindi, ha porto il saluto del Comitato organizzativo delle celebrazioni centenarie da lui presieduto e della Città di Verona ai congressisti con l'augurio che il convegno offra occasione di alti studi e ricerche storiche sulle vicende di una città cosi ricca di memorie. Il Sindaco ha avvertito l'assemblea degli studiosi che archivi e biblioteche veronesi sono a loro disposizione osservando che una meditazione eoi nostro passalo ci permette di divenire artefici di un degno futuro. Alla fine del suo discorso egli ha offerto al presidente dell'Istituto la prima medaglia coniata per il cen­tenario dell'unione di Verona all'Italia.
L'aw. Cavalla, quale presidente del Comitato, dopo avere ringraziato il presi­dente dell'Istituto per essere intervenuto ad onorare il Convegno di Verona, ha rammentato la importanza di Verona nel Risorgimento e come essa ed il suo terri­torio siano stati presi di mira durante le guerre del 1848 e del 1866. Anche in quella del 1859 fu nel territorio di Verona che fu deciso di cessare le ostilità con l'armi­stizio che ha nome di Villafranca, ma fu preparato a Verona in un convegno notturno fra il gen. Henry e l'imperatore austriaco nel palazzo, adesso sede del Comando delle Forze terrestri sud Europa (F.T.A.S.E.). Sul quale palazzo l'aw. Cavalla ha detto di avere chiesto da tempo al Municipio l'apposizione di una lapide perche quel luogo ha importanza spedale non per la storia municipale di Verona, ma per la storia d'Italia: basti pensare agli eventi del 1859 e a qnelli del 1866 fra quelle mura. L'aw. Ca­valla ha poi tracciato in breve la storia di Verona e del Quadrilatero, di cui Verona fu uno dei capisaldi, concludendo che era opportuno che in Verona, che fu l'espres­sione della potenza militare austriaca, si compissero le celebrazioni centenarie del­l'annessione delle Provincie venete e di Mantova anche con un convegno di studi sul Quadrilatero.
H presidente dell'Istituto, ringraziato il Sindaco, ha ricordato i suoi legami affet­tivi con Verona fin dall'epoca in cui, tenente di una compagnia mitraglieri deci­mata sul Carso, giunse nella nostra città nell'ottobre 1916. Egli ha detto che il tema del Convegno è suggestivo; è il terzo convegno a carattere militare, dopo quelli di Mantova e di Macerata, ma quello di Verona va oltre il carattere militare. Dopo la guerra del 1866 si sono cercati tanti capri espiatori, ma, su quella tragica vicenda l'analisi più penetrante è certamente quella di Pasquale Viliari nell'articolo Di chi hi colpa? . La colpa fu di tutti perché l'Italia era uno Stato nato di recente, sol­tanto cinque anni prima. Le mancate vittorie, come quelle del 1866, non devono far dimenticare il diritto al raggiungimento dell'indipendenza e della libertà di una Na­zione che ha lottato per conseguirle ei. fi mézzo dei suoi martiri, tra i quali vanno ricordati i veronesi Carlo Montanari e Carlotta Aschieri, ha mostrato la sua forza. Ha rilevato le splendide pagine di eroismo scritte nella campagna del 1866 nel Veneto, nel Trentino con i volontari garibaldini, accorsi assai più numerosi di quanto si poteva pensare, nella battaglia navale a Llsaa, ove pure rifulso il valore di ufficiali e marinai. L'oratore ha invitato l'uditorio a considerare che la guerra, e cioè l'odio, è un momento, mentre la vita deve essere comprensione. Intesa, fraternità. Nel ricordo dell'apostolato mazziniano e di quanti combatterono nella prima guerra mondiale (come comprova il loro epistolario) ha proseguito rilevando gli alti ideali che anima-