Rassegna storica del Risorgimento

ROSSETTI DOMENICO
anno <1967>   pagina <172>
immagine non disponibile

172
Giorgio jS'grrlli
agricoli, era ancora il sale a rappresentare una delle più importanti rie* chezza del luogo. Chiusa nella sua miseria, la stessa plebe, d'altro canto, partecipava del particolarismo conservatore e, timorosa di ogni novità, si schierava tumultuante accanto al patriziato nella difesa dell'esangue assetto economico cittadino: ancora alla line del secolo XVII, il popolo fomen­tato minacciava di massacrare chi (come nel caso degli ebrei) sentiva straniero alla città ed alla sua. ormai cristallizzata, economia.1)
Non certo, allora, le sottili diatribe giuridiche sulla libertà dei mari, ma solo l'accresciuta potenza e solidità politica dell'Austria, nella nuova dimensione assunta dall'economia europea ohe, dallo stato della ricchezza fondiaria, tendeva a quello della ricchezza mobile, avrebbe potuto attri­buire al porto ed alla città di Trieste, con una nuova funzione, una mag­giore importanza. Ma ciò avrebbe comportato, nei confronti del Comune triestino, un nuovo atteggiamento da parte della Casa d'Austria, che non avrebbe potuto più disinteressarsi come finora, in realtà, aveva fatto di quella città periferica, né passar sopra alle sue proteste di autonomia municipale .
Quando, dunque, all'orizzonte europeo già si profilavano ormai ben netti i contorni di una nuova concezione della vita politica ed econo­mica, il Comune triestino, custode geloso di una tradizione che come spesso succede più non gli era propria, decretava (nel 1698) la stampa di un'opera che, monumento eretto allo spirito municipalistico, era ap­pena scritta già vecchia di secoli: queir/storia antica e moderna sacra e profana della città di Trieste, nella quale padre Ireneo della Croce rac­coglieva, tra errori ed ingenuità colossali, la presuntuosa storia della città, delle sue origini, del suo sviluppo, della sua orgogliosa indipendenza: un'opera che ben dipingeva la resistenza della mentalità e dei costumi medioevali in quel piccolo Comune che si stava per affacciare, attraverso la grande avventura mercantilista di Carlo VI, all'epoca moderna. Ed il permanere di una mentalità in parte ancora medioevale, all'interno di un sistema aperto alle esigenze della più moderna vita politica ed economica, sarebbe stato uno degli aspetti più interessanti del pensiero locale, fin nella Trieste degli inizi del secolo XIX.
In realtà, gli antichi statuti triestini ebbero vigore fino al 1812; 2) aio semplicemente per il fatto che non ci fu mai da parte dell'Au­stria un'espressa abrogazione, non necessaria, d'altra parte, finché quelle
L) Cfr. i documenti citi in E. Ann, La società triestina nel secolo XVIH, Torino, 1957, p. 26.
2) Cfr. F. CDSIN. Le condizioni aiuritlirhe di Trieste a le riforme delVanunini strazione comunale nella prima metà del secolo XVUI, in Archeonrafo triestino, 1932, pp. 101-239-