Rassegna storica del Risorgimento

ROSSETTI DOMENICO
anno <1967>   pagina <174>
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174 Giorgio Negrelli
Ci sarebbero state, in verità, addirittura delie concrete proposte ten­denti alla soppressione dell'antica legislazione locale, ma a tali iniziative il Governo avrebbe replicato che non è mai consigliabile abolire in nes­suna provincia o città, senza necessità assoluta, istituzioni di governo tra­mandate da tempi antichissimi: l* bisognava, dunque, mutare senza rivo­luzionare, senza, soprattutto, dar l'impressione della novità.
Di fatto, già sotto Maria Teresa, i poteri del Comune erano esauriti, ma non ci fu alcun provvedimento di abrogazione degli statuti comunali, e Trieste avrebbe continuato a cullarsi nell'illusione dell'autogoverno: nulla di troppo strano, in fondo, se all'inizio del secolo seguente dopo che l'occupazione francese aveva spazzato via, assieme alla legislazione austriaca, anche le ultime parvenze di autonomia locale ci sarebbe stato ancora chi. al K ritorno di Astrea , avrebbe potuto invocare il completo ripristino dello status quo ante, continuando a coltivare quella stessa illusione. Co­stui, vindice della libertà municipale e dell'autogoverno nel bel mezzo del nuovo assolutismo della reazione, sarebbe potuto apparire, dunque, un campione e, quasi, un anticipatore di una concezione liberale moderna, ma
in realtà non sarebbe stato altro che un sopravvissuto: è quanto avvenne effettivamente con Domenico Rossetti, con un uomo, cioè, che
considerato tra i maggiori che Trieste abbia dato, nel corso della sua storia è stato posto (e non del tutto a torto) quasi a simbolo della città, delle sue aspirazioni politiche e spirituali.a)
<c A Trieste la libertà è antica; il dispotismo è recente : questa para­frasi dell'affermazione famosa di Madame de Stael potrebbe facilmente es­sere attribuita al Rossetti senza pericolo di snaturarne il pensiero, anzi potrebbe sintetizzarlo, esprimerne il significato e, insieme, l'idea politica che vi era implicata. Perché la libertà di cui parlava la Stael era quella stessa tanto cara al municipalismo del Rossetti: la libertà che era già stata propria della società feudale di fronte alla debolezza o, come era avve­nuto per Trieste, di fronte al disinteresse dell'autorità centrale , la libertà intesa nel senso di privilegio.
Quel privilegio che, proprio perché concesso dall'autorità centrale, metteva il privilegiato nella condizione tanto di poter affermare la cor*
*) Cit. hi F. C usi tv. Le condizioni cit., p. 185.
2) Al di là delle molte pubblicazioni di intento agiografico e delle altre molte (cfr. per tatti R. MARINI, Domenico Rossetti, Trieste, 1936; ivi bibL) dedicate ad una polemica insostenibile, perché mal posta sul piano storico, a proposito della italianità o aastronlia del Rossetti (termini privi ancora del loro pregnante significato nella Trieste di quell'epoca), mi sembra opportuno ricordare solo quanto, sul Rossetti, scrive F. CUSIN, in Appunti, cit. e in Un. aspetto caratteristico della cultura triestina nel raperà di D. Rossetti e A. Uortìs. in Annali della R. Università degli studi economici e commerciali di Trieste, 1930, pp. 303*365.