Rassegna storica del Risorgimento

ROSSETTI DOMENICO
anno <1967>   pagina <175>
immagine non disponibile

Il municipalismo di D. Rossetti 175
rispondente sfera della propria libertà, quanto di poter pretendere da parte di quella stessa autorità la tutela di tale suo diritto, la garanzia di una continua protezione, era ciò che il Rossetti chiedeva per la sua città e per la classe o, meglio, per il gruppo sociale, dei cui interessi si ergeva a rappresentante.
Domenico Rossetti, nato a Trieste nel 1774, apparteneva ad una fa­miglia di origine veneta: suo nonno era venuto a Trieste meno di tren­tanni prima; suo padre arricchitosi col commercio, era asceso alle maggiori cariche onorifiche del luogo, aveva ottenuto un titolo nobiliare da parte del duca di Modena ed uno da Maria Teresa, col predicativo de Scander: nel 1780 era stato ascritto al Consiglio dei Patrizi. Domenico studiò prima ad un collegio di Prato, poi filosofìa a Graz e, più tardi, giurisprudenza a Vienna; nel 1802 era ammesso al Consiglio dei Patrizi e, nel 1804, ini­ziava l'esercizio dell'avvocatura.
Cittadinanza e nobiltà recenti, dunque: niente di meglio per divenire l'intransigente difensore delle tradizioni dell'una e dei privilegi dell'altra; succede spesso.
Lo vediamo, infatti, farsi il portavoce degli interessi del vecchio patri­ziato quando il governatore Lovacz, nel 1808, volle aprire le porte del­l'agonizzante Consiglio ad una quarantina di uomini nuovi, scelti tra le personalità più eminenti del commercio e più rappresentative di quella moderna città che era nata sul Porto Franco e sull'Emporio triestino.
Quello compiuto dal Lovacz anche se negativo nelle sue immediate conseguenze per l'apparenza di eccesso di potere con cui si presen­tava , era indubbiamente un atto inteso a ridare un maggior significato ad un organo che (anche per la gelosa riluttanza dei patrizi ad ogni allar­gamento) aveva finito col perdere una sua concreta rappresentatività. Esso ben si inseriva nella politica generale degli Asburgo che per la logica stessa dello Stato moderno, omogeneo, unitario , già con Carlo VI, ave­vano iniziato quell'opera di progressivo, continuo svuotamento di conte­nuto e di importanza di istituti che ripetevano la loro origine dai vecchi ordinamenti, feudali e comunali; e mirava, in fondo, ad imprimere alla stessa città un nuovo, consistente impulso.
In effetti, come già si è accennato, *) ben poco restava nel 1808 del secolare regime autonomo del vecchio Comune, grazie alla graduale sovrapposizione dell'azione amministrativa statale, operata nel corso del se­colo XVIII: la città stessa aveva completamente mutato la sua fisionomia, così nei suoi aspetti esteriori, come nei rapporti interni tra i diversi ceti
>) Basti qui, soltanto, richiamare M. SZOMBATHEI.Y, Introduzione a D. ROSSETTI, // progetto di Statuto municipale per Trieste, in Scritti inediti, voi. I, Udine, 1944, Pp. 603412.