Rassegna storica del Risorgimento

ROSSETTI DOMENICO
anno <1967>   pagina <177>
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// municipalismo di D. Rossetti
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tano del Castello e della Città , che già assorbito dalle funzioni ine­renti alla carica di Governatore in tale veste riacquistava, nel Progetto, un'autorità distinta che ne faceva l'erede dell'antico Podestà; o come quello del Magistrato pubblico politico economico , che, sfumando il carattere ormai acquisito di organo eminentemente burocratico, riassumeva profilo <c cittadino , si andava facendo luce, dunque, in modo sempre più evidente l'alta funzione che il Rossetti attribuiva ai valori dell'antico Mu­nicipio. Rivivono, allora, molte delle antiche cariche statutarie, natural­mente con attribuzioni adeguate ai tempi, ed a tutte queste dignità i pa­trizi hanno diritto di accesso esclusivo, o almeno preferenziale: centro mo­tore della vita cittadina è, infatti, il Consiglio dei Patrizi; ed è questo, forse, ciò che al Rossetti interessava di più sostenere.
Il fatto stesso di poter compilare un Progetto di Statuto in base ad una deliberazione del Consiglio era, infatti, ancora, un altro motivo di va­lorizzazione di quell'istituto, che riaffermava, così, con un diritto di inizia­tiva ormai perso da secoli, la permanenza di un rapporto bilaterale tra Sovrano e città: il mantenimento di una fondamentale distinzione fra cittadini , abitatori e forestieri comportava, inoltre, che sudditi imperiali potessero essere stranieri a Trieste; e tutta una serie di mas­sóne elencate dal Rossetti 2> per valorizzare il principio della permanenza in, vigore di autorità, istituzioni, diritti, al di là di ogni anche seco­lare desuetudine, confermava, nel patriziato, il carattere di gruppo do­minante la vita della città, di fronte alla pressione esercitata dalla nuova popolazione della moderna classe mercantile.
Né era sufficiente essere divenuto cittadino , per aspirare al titolo di patrizio : doveva essere stato cittadino anche l'avo paterno (il riferi­mento alle vicende della famiglia Rossetti è qui ... inevitabile, direi). Il freno, imposto da questa componente aristocratica, devota alla vincolante tradizione dell'antico Comune, all'avanzamento delle nuove generazioni bor­ghesi, portatrici dei moderni interessi di vita economica e politica, diven­tava, allora, ancora più evidente: Trieste, con questo Progetto, non solo pretendeva di veder riconosciuto il diritto ad avere una propria costitu­zione, fondamentalmente diversa da quella delle altre province dell'Im­pero, ma pretendeva, altresì di vedere riconfermate distinzioni e consacrati privilegi non sostenuti da altra forza che da quella della più tenace con­servazione, in aperto contrasto con il tempo moderno.
Gli aspetti della chiusura, della negazione prevalgono, dunque, di gran
1) Una riforma dello Statato - - allo stesso modo sarebbe potuta avvenire solo in base ad una deliberazione conciliare; la sovrana sanzione le avrebbe dato la necessaria efficacia.
2) Scritti inediti din p. 636.