Rassegna storica del Risorgimento
ROSSETTI DOMENICO
anno
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1967
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pagina
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179
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// municipalismo di D. Rossetti
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verso i classici che verso gli autori a lui contemporanei, se, al di là delle esigenze del filologo, egli cercava di ritrovare nella cultura dell'umanesimo o del pre-umanesimo dei modelli ideali di vita; se cercava di trasferire i sentimenti e le aspirazioni di quell'epoca nella propria. Ne è valida prova il suo atteggiamento verso l'opera del Petrarca poeta da lui amato più di ogni altro , nel quale egli celebrava un esempio di civica virtù che voleva ancora portare a modello: quasi come l'età di mezzo aveva fatto per i poeti latini (si pensi a Virgilio), così il Rossetti additava nel Petrarca il depositario di una superiore sapienza e di una moralità che egli avrebbe voluto rivivesse nei costumi della propria città.
Il suo zelo di filologo, il suo grande interesse per l'archeologia, la sua stessa erudizione, vanno intesi, allora, soprattutto in tale prospettiva: nel mondo classico egli cercava di ritrovare il modo secondo il quale ordinare i sentimenti, le aspirazioni politiche e morali dei momento; lo schema ideale al quale mantenersi fedele, il modello al quale informare la propria vita e la propria concezione politica.1)
Anche qui il Rossetti è qualche cosa di più che un semplice laudator temporis a e ti: egli non si arresta al vano rimpianto, il suo vuole essere un energico appello; un appello, però, che, nella moralistica esigenza di un ripristino dei pretesi valori etici del passato, di fronte all'emergere dei nuovi problemi di un assetto politico ed economico in continua evoluzione, diventa freno ed inibizione ed alimenta la vocazione tipica del più miope spirito di conservazione.
Fedele alle tradizioni secolari della città, consacrate da padre Ireneo
al quale sembra talora dare un credito maggiore di quanto ci si potrebbe aspettare in un uomo non del tutto sprovveduto nel campo della ricerca storiografica, quale egli era ,21 il Rossetti va anche oltre il modello comunale, rifacendosi alla visione idealizzata di una spontanea purezza di costumi, di una moralità che trova nella città, nella nóXic, la sua realizzazione.
Ma ed è questa la particolarità , la TCOXI? non vive sicura e gelosa della sua intima, sovrana libertà; la libertà che essa cerca è ancora il medioevale privilegio* o è ancora qualche cosa di diverso, di più preciso: il desiderio di un benefico paternalismo tutore del privilegio. Lo afferma
1) Basti il richiamo, a Ltt Viglia e VAurora politica di un solitario, si. (ma Trieste), 1814; v. per es. p. 11. E cfr. anche, in Scritti inediti eit voi. I, p. 466 sg. i e temi che egli proponeva ai soci del Gabinetto di Minerva , l'interessante cit* colo culturale da Ini creato; e si pensi, pure, all'impostazione stessa da lui data al suo Archeograjo triestina.
3) Per es. in II sogno di Corvo* Trieste, 1814, p. 21. La cronica del P. Ireneo
aveva scritto, però, gii nel 1810 (cfr. Scritti inediti, U., voi. I, p. 462) lo stesso. Rossetti - - è tutto ciò che se ne ha Idi storia triestina]; ma ognuno sa quanto sia piccolo il inerito storico di questa compilazione.