Rassegna storica del Risorgimento

ROSSETTI DOMENICO
anno <1967>   pagina <182>
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Giorgio Negretti
coloro, i quali col loro sapere e col loro fare quelli regolano di fatti gli ordini, e ne reggono ed amministrano i pubblici interessi, e lo stesso loro insegnamento ; ad esso partecipano i nobili per antica prosapia o per ricchezze e meriti acquisiti, i sacerdoti, i magistrati, e, infine, i dotti che allo studio ed all'esercizio delle scienze si sono consacrati : il che significa ancora una volta i oc nobili , perché stante la necessaria di­sparità di educazione tra i diversi ordini solo agli appartenenti a que­st'ultimo è concesso di raggiungere quel grado di cultura che è necessario per rientrare tra gli Ottimati', quest'ultimo è dunque un ordine tenden­zialmente chiuso, come, di conseguenza, chiusi sono tutti gli altri. Lo sot­tolinea, in fondo, lo stesso Rossetti, non solo quando sostiene la dannosità di un sistema uniforme d'insegnamento, che porta allo e sconvolgimento sociale, attraverso ad un dislogamento degli educati di un ordine infe­riore ad altro superiore, cui si credono chiamati la mercé dell'istruzione che fu loro data , e che provoca un continuo, progressivo ingorgamento del quarto ordine, mentre gli altri tre ... vengono tosto a risentirne la con­seguenza nella mancanza di lavoratori ; ma quando, soprattutto, affermata la necessità di oc autorevolmente stabilire un sistema prammatico di peda­gogica , appropriato a ciascuno degli ordini sociali, egli enuncia la ce mas­sima fondamentale , secondo la quale scopo comune dell'educazione dome­stica e dell'istruzione scolastica dovrà essere quello di allevare i figliuoli nel sapere e nel fare di quell'ordine cui appartiene il padre loro .
Questo tipo di organizzazione statica della società che ricorda (ma solo nella formulazione, che manca di quelle necessarie premesse filosofiche che ne erano fondamento) il modello del primo Platone , proposto dal Rossetti nella Trieste cosmopolita del suo tempo, era, dunque, innanzi tutto, una difesa estrema del privilegio patrizio, che cercava ora la sua giustificazione attraverso l'affermazione di una pretesa superiorità morale, di attitudini, di cultura: al popolano ed al borghese spetti il lavoro per creare la ricchezza necessaria alla vita sociale, all'eletto dalla nascita o il che è, come si è visto, pressoché Io stesso dall'intelligenza, spetti la direzione, il governo della città.
Ali origine della sua opposizione alle istanze del giusnaturalismo sette­centesco del moderno Ottimismo , come si compiace di chiamarlo , della sua lotta contro le or massime astratte , contro ciò che rende tutti desiderosi di ottimarsi a dispetto dell'origine, dei mezzi, e dell'ingegno-loro , non c'è solo, però, la resistenza del patrizio all'avanzamento della nuova classe borghese; tutto un mondo ideale, una somma di aspirazioni, motivi, esigenze si ritrova nell'atteggiamento del Rossetti: è lo spirito me­dioevale del particolarismo triestino, che si oppone al tempo moderno. La difesa dei privilegi del patriziato si unisce, cosi, a quella dei privilegi della città.