Rassegna storica del Risorgimento
ROSSETTI DOMENICO
anno
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1967
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pagina
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191
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// municipalismo di D. Rossetti 191
sostanza , mai non deviarono dalle antiche costituzioni, se non per garantire quell'amalgama nelle franchigie che era necessario per il hene di Trieste. l> Tale situazione, che si sarebbe protratta fino al 1809, ora che il moderno vandalismo era definitivamente tramontato, doveva essere ripristinata; non solo il Porto Franco, ma anche gli antichi privilegi municipali dovevano, dunque, essere restituiti a Trieste, al suo patriziato che ne era il legittimo rappresentante. **- Trieste doveva, pertanto, tornare allo status quo ante: il titolo, in base al quale egli avanzava tale richiesta, era ancora la costituzione del 1382, mai consensualmente abolita.
Il Rossetti, così, veniva a porsi su di una via simile più a quella che, nel secondo '800. avrebbero inutilmente percorso all'interno dell'Impero asburgico i popoli slavi (con l'affermazione del diritto dello Stato), piuttosto che a quella che sarebbe stata propria del movimento nazionale italiano. L'istanza all'autonomia politica della città veniva, infatti, presentata non tanto come l'espressione di un'esigenza che scaturiva dalla storia e dalla coscienza della popolazione, né, ancor meno, come l'attributo inseparabile dell'individualità nazionale: con uno sforzo tanto ingenuo quanto faticoso,3* egli cercava di fondare la legittimità delle pretese del suo municipalismo sulla persistenza di un remoto rapporto giuridico. Alla logica dello Stato moderno, del moderno diritto pubblico, il Rossetti opponeva una concezione di libertà ed autonomia politica che cercava ancora il proprio fondamento solo in un oscuro rapporto di sapore privatistico.
Era, dunque, ancora la concezione giuridica medioevale della libertà privilegiata, risultato di una negoziazione tra due soggetti, il Sovrano e la comunità cittadina, forti ambedue di propri ed esclusivi diritti, suscettibili come le entità patrimoniali di private contrattazioni.
Il municipio era, infatti, per lui, una persona morale , titolare di <c diritti e sostanze di sua esclusiva proprietà ; anzi, nell'idea stessa di a municipio erano contenute secondo il Rossetti due altre idee essenziali e reali veramente , cioè quella di proprietà e di amministrazione. 4*
i) Ibidem, p. 238 sg. Che tali deviazioni non avessero leso la sostanza deh l'antico sistema è, naturai niente, opinione del Rossetti: un'opinione che egli, in realtà, fatica non poco per giustificare (eh*, per es. le pp. 149 sgg., 197, 200-204) ; basta pensare, infatti, che fra le deviazioni di cui doveva dar ragione si trova* vano non solo le riforme teresiane, ma tutta l'attività politica di Giuseppe li.
2) Ibidem, p. 254.
8) Cfr. Ibidem, alle pp. 278-298, la lunga, oziosa disquisizione del Rossetti sul problema della natura giuridica (< conquista . o riconquista ?) della ripresa di possesso di Trieste da parte dell Austria* sopra Trieste, città riconquistata, l'Austria avrebbe riassunto l'antica sovrani là J?, nella stessa estensione e conformazione che aveva in precedenza.
*) Da ciò il Rossetti (cfr. Lettere di argomento municipale citi p. 84 sg.) derivava, come conseguenza, che se l'attuazione di tali idee premetteva necessariamente il possesso degli oggetti e l'intelligenza delle ragioni dei mezzi e degli effetti am>