Rassegna storica del Risorgimento

ROSSETTI DOMENICO
anno <1967>   pagina <192>
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192 Giorgio Negrelli
Il Municipio, dunque pur sottoposto, quale suddito , alle a leggi co­muni ed alla vigilanza dello Stato , di fronte alle pretese del con­cent ramento del potere , del a voler governare troppo , poteva in forza dei propri diritti escludere dal proprio ambito l'intervento delle autorità centrali, ce le quali troppo facilmente confondono i diritti e le proprietà del municipio con quelle della camera sovrana . *)
Mancava, dunque, nel Rossetti, quella concezione autonoma del diritta pubblico che già era stata alla base della politica di un Giuseppe II: il con­cetto dello Stato moderno era vanificato e disperso in una pluralità di rap­porti di origine privata.
La natura privatistica del rapporto fondamentale tra Sovrano e città si rifletteva allora sulla concezione che il Rossetti aveva della funzione spet­tante allo Stato o, meglio, al Governo , che lo Stato, privo di un pro­prio concetto, si esauriva in tale identificazione : 2* compito, dunque, dal Governo era quello di assicurare la prosperità dei consociati. Per il con­seguimento di tale fine ultimo, esso doveva organizzare a sistema i propri mezzi, ordinandoli appunto in maniera tale da garantire nel modo migliore il raggiungimento del proprio scopo: non imponendo l' unifor­mità del sistema, ma armonicamente adattandolo alla naturale costi­tuzione delle sue diverse provincie, esso doveva assicurare la prospera­tone delle loro ce naturali fecondità e tendenze .8)
Per garantire la propria prosperità, Trieste si era data all'Austria: que­sta aveva dunque l'obbligo (giuridico) di procurargliela.
Neil'adempiere a tale obbligo, però, l'Austria non aveva seguito la via comune, quella di favorire e di sviluppare le naturali tendenze della città, ma, per creare il proprio commercio (e, afferma il Rossetti, e senza Trieste questa creazione non sarebbe mai riuscita !), le aveva dato una prosperità ed una esistenza artificiale.
Per ubicazione e qualità del suolo, la città poteva vivere solo di una a limitatissima industria rurale e marittima ; pure, se non fosse stata e tur­bata ed impedita da cause estrinseche , avrebbe potuto et prosperare ed avere per se medesima un'esistenza felice, e capacissima di sociale flori­dezza . Già i Romani, però, sovrapposero alla sua esistenza naturale ,
ministrativi , la municipalità era costituita dal possesso ed intelligenza e che, perciò, la primigenia rappresentanza del municipio doveva spettare a quei citta­dini che si distinguevano per maggiorità di possedimenti e per intellettuale ido­neità; ai patrizi, cioè. Ha sa questi temi ho già discorso diffusamente in prece­denza.
1) Lettere cit., pp. 79-87.
2) Ibidem, p. 37 sg. 8) Ibidem, pp. 3744.
*> Ibidem, pp. 44 sg. e 73-76