Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI ITALIANI BRASILE 1854-1966
anno
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1967
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pagina
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200
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200
Mario Nati
appaiono alcune notizie politiche (per esempio sulla crisi europea per raggrovigliato problema degli Stretti), ma non riescono a turbare il carattere eminentemente letterario del giornale.
Non doveva essere impresa facile sostenere un settimanale italiano in quell'epoca e in un Paese dove ancora non esisteva una colonia e dove la nostra patria, ancora soggetta e divisa, poteva far giungere soltanto l'eco del suo glorioso passato. Il Galleano-Rivara dovette far leva sulla simpatia che il nostro idioma andava acquistando attraverso l'opera lirica la quale attraversava allora un momento particolarmente felice a Rio de Janeiro e sulle amicizie che aveva a corte, specie per la presenza di una imperatrice italiana (la principessa borbonica Teresa Cristina Maria, sorella di Ferdinando II di Napoli, andata sposa all'imperatore del Brasile D. Pedro II nel 1843), della quale L'iride, il 4 febbraio 1855, tesseva un appassionato elogio con queste parole: La venuta di una principessa italiana per isposa del monarca brasiliano a sedersi in questo trono... se ci diede un angelo di bontà, di munificenza e di virtudi che tosto conquistò la devozione dei suoi sudditi, ne apportò un germe fecondo di civilizzazione che va già sbocciando e che si farà in breve vieppiù robusto .
Ma al giornale, malgrado tutti gli appoggi, non dovettero mancare ostacoli, come si può capire da una pausa di arresto (dal settembre al dicembre del 1854) e dalle parole con cui l'infaticabile direttore si ripresentava ai suoi lettori nel gennaio dell'anno successivo: .L'iride è scampata alla Parca; il fato comune di tutti questi giornaletti, che nascono sull'alba e muoiono sul vespero non fn la sua sentenza; forse fu appena la speranza di pochi invidi che non vivono che per malignare le opere altrui .
Il 25 maggio 1855 L'iride italiana apparve listata a lutto. Il prof. Galleano-Rivara era deceduto all'età di 35 anni. Ne dava l'annunzio l'amico e collega Pietro Bosisio nella prima pagina di quel numero tutto dedicato allo scomparso, la cui opera era messa in luce in appassionati necrologi, dove appariva anche tutto il cordoglio dei numerosi amici e dei colleghi di lavoro. Il giornale riprese le sue pubblicazioni il 4 ottobre di quello stesso anno sotto la direzione di Pietro Bosisio, ma si arrestò al numero 24 dell'anno III (8 gennaio 1856).
Ci siamo dilungati un po' nell'esame de L'iride italiana perché, come si diceva, segna la data d'inizio della storia del giornalismo italiano in Brasile ed anche perché, essendo L'iride sfuggita alla cattiva sorte degli altri giornali che hanno lasciato troppo deboli tracce di sé, ci è stato possibile consultarne tutti gli esemplari custoditi nella Biblioteca Nazionale di Rio.
Poco più tardi (1860) apparve il Monitore italiano. Era un settimanale affine, per molti aspetti, a L'iride, ma dava maggiore spazio alle notizie politiche, soprattutto italiane, ed aveva un carattere più patriottico che culturale. Dell'Italia, protesa nella sua faticosa lotta per l'unità, questo giornale sembrava condividere le ansie, le polemiche e le passioni, come si può dedurre, per esempio, da ini acceso articolo BUI Papato ( Non può esservi una Italia finché vi sarà una Roma papale... , si legge nel u. 3 del 16 febbraio 1860) e dal rilievo dato alla sottoscrizione di Garibaldi per un milione di fucili. Ma di questo giornale, tra i eoi redattori c'era anche quel Pietro Bosisio che aveva assunto la direzione de L'iride dopo la morte del Galleano-Rivara, non si può dir molto (neppure quanto tempo darò) essendo pervenuti a noi soltanto due esemplari (il n. 3 del 16 febbraio e il n. 5 del 27 marzo 1860) conservati nella Biblioteca Nazionale di Aio de Janeiro.