Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ITALIANI BRASILE 1854-1966
anno <1967>   pagina <205>
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La stampa italiana in Brasile
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già si disse, le collezioni scarse e insufficienti e mancando una bibliografia sai giornalismo straniero in Brasile.
Già abbiamo avuto modo di osservare che questi giornali non rimasero chiusi entro l'orizzonte della colonia italiana né dedicarono le loro pagine esclusivamente a problemi di immigrazione o a notizie sulla nostra patria: essi si fecero anche elementi attivi nella vita del Paese ospitante, del quale accompagnarono gli sforzi verso ordinamenti più moderni e liberali e condi­visero le preoccupazioni in certi momenti ardui e pericolosi. Il Brasile, in quell'epoca, non attraversava un facile momento della sua storia. Soprattutto due ardui problemi assillavano la mente dei governanti e tenevano in agita­zione 1 opinione pubblica : l'abolizione della schiavitù, che si imponeva con tutta la sua urgenza ma che avrebbe anche rivoluzionato la struttura econo­mica del Paese, e la prossima fine della monarchia che appariva ormai una istituzione superata e poco adatta per un vasto Stato come il Brasile. In quella difficile circostanza i giornali italiani furono di orientamento attraverso l'intel­ligenza, la maturità politica e la perspicacia dei loro redattori. I quali, tenen­dosi al di sopra delle polemiche troppo accése ed evitando sempre di fomen­tare inutili passioni, si mantennero fedeli alla linea di condotta che li aveva caratterizzati per serietà e correttezza ed obbedirono a convinzioni etiche e politiche ereditate da una educazione umanistica e da una tradizione liberale che, già molti anni prima, aveva avuto in Brasile i suoi testimoni italiani sui campi di battaglia e nelle redazioni dei giornali. Pertanto sul problema della schiavitù la stampa italiana non poteva che schierarsi a favore dell'abolizione per togliere dalla storia del Brasile un'onta troppo a lungo durata; e baste­rebbe, a questo proposito, ricordare l'azione svolta dal giornalista Angelo Ago­stini attraverso i suoi scritti e i suoi disegni in vari giornali da lui fondati (e che abbiamo già avuto occasione di ricordare), soprattutto nella Rivista ilus-trada definita da Joaquim N abuco la bibbia abolizionista del popolo che non sa leggere . Di Angelo Agostini ebbe a dire più tardi José do Patrocinio : H suo cuore è patria per tutti quelli che soffrono. Non conosce nessuna legge che possa andare al di là di quella della solidarietà umana. Vive fuori di tutti i partiti per poter punire od essere utile a tutti. Pratica il bene per il bene .x) Per quanto riguarda la crisi della monarchia la stampa italiana risentiva troppo dell'azione svolta dai mazziniani in Brasile per non dichiararsi favo­revole alla repubblica. Pur riconoscendo i meriti dell'ultimo imperatore e l'impronta liberale che caratterizzò quasi sempre la monarchia brasiliana fin dall'epoca dell'indipendenza, la stampa italiana aveva ereditato quelle idee repubblicane che nella prima metà del secolo carbonari e mazziniani (tra i quali soprattutto Livio Zambeccari e Luigi Rossetti) avevano diffuso in Brasile e che, anche dopo la rivolta e la pacificazione del Rio Grande del Sud, non ai erano mai spente. D'altra parte una repubblica federale non poteva non appa­rire il regime più congeniale e più moderno per un vasto Stato come il Brasile. Si legga, per esempio, ciò che pubblicava La Patria in un suo editoriale com­memorando il primo anniversario della Repubblica (18-19 novembre 1890): Sembrava mostruosa stranezza che in questa ridente perla del giovane conti­nente si tollerasse ancora, sul finire del secolo XIX, una testa coronata, benché fosse quella d'un Fedro de Alcantara che col solo suo nome e colla profonda
i) Si veda FRANCO CENNI, op. cit.t pp. 275-276.