Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ITALIANI BRASILE 1854-1966
anno <1967>   pagina <206>
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Mario Nati
cultura nelle scienze e nelle lettere era una vera illustrazione della patria. Ma il sole del 15 novembre doveva dare al Brasile il suo posto fra le nazioni libere e quell'alba che nacque sopra una monarchia vide passare dinanzi a sé il festoso corteo inneggiante alle nozze della nazione col libero pensiero ed ebbe il suo occaso imporporando la gloria della santa repubblica.... Questo po­polo generoso, che aveva fino a pochi anni prima tollerata Tonta della schia­vitù, malgrado tutti gli sforzi tentati per liberarsene, insorgeva, ed al solo grido dì libertà, vincendo, allontanava dal suo cielo tutte le cupe nuvole che ne macchiavano la limpida trasparenza dell'azzurro infinito... E quando final-niente il Brasile ha una sua nuova costituzione che lo inserisce tra gli Stati veramente moderni e civili, il giornale commenta il fatto con un'onda di entu­siasmo : Oggi può dirsi la Repubblica fatta e non v'è il più lontano pericolo di disfarla. Gracchino a modo loro i nemici del Brasile, i nemici delle istitu­zioni presenti: egli è certo che questo Paese cammina gigante nella via del progresso civile e morale (22-27 febbraio 1891). Ma non ha solo parole di elogio e di entusiasmo questo giornale: esso, al momento opportuno, ha anche il suo acuto pungiglione che non risparmia nessuno, nemmeno il Presidente della Repubblica, il quale sembra non rispondere alla fiducia cui pochi giorni prima il giornale aveva affermato di credere: Pare proprio che l'uomo sia qui animato dal desiderio di contrastare la natura. Mentre qui tutto tende a camminare, a correre, l'uomo solo rimane inerte. E a volte non solo inerte rimane, ma tende a retrocedere. Lo spettacolo che (sic) presenziamo da qual­che tempo a questa parte è scoraggiante. Il Presidente della Repubblica [era il maresciallo Manuel Deodoro Da Fonseca cui pochi giorni innanzi La Patria aveva dedicato l'intera prima pagina] o non vede o non vuol vedere quello che sta accadendo intorno a lui; egli o non ascolta o non vuol ascoltare . E neppure sono risparmiati i tutori dell'ordine quando sembrano esagerare nell'adempimento del loro dovere e nei mezzi impiegati, come avvenne durante un sanguinoso conflitto tra la polizia e gli operai della fabbrica di S. Cristo­foro: H poliziotto brasiliano è il perturbatore della sicurezza pubblica lad­dove dovrebbe esserne il custode... La vecchia sbirraglia della monarchia non ha mutato di carattere cambiando governo... (La Patria del 7-8 febbraio 1891). Da questi aspri attacchi non resta immune tuttavia la colonia italiana, quando se ne presenta l'occasione; anzi allora sembra che i nostri giornalisti calchino la mano come un burbero genitore verso i propri figli. Ce ne dà un esempio il Roma del 31 marzo 1909 : A malincuore, ma per sacrosanto dovere di onesti pubblicisti torniamo oggi alla guerra ad oltranza contro i non pochi purtroppo! miserabili, reietti che infestano la nostra collettività, che sono vero putridume della società fluminense... Eppoi vogliamo essere rispet­tati dai nostri ospiti, di soverchio longanimi con siffatti farabutti... Ma al­lorché si tratta di difendere questa stessa colonia fatta segno, a volte, a ingiuste vessazioni, i giornali italiani sono pronti a scendere in campo con lo stesso vigore. Se ne ha una prova, per esempio, quando due Italiani (definiti, da alcuni giornali brasiliani, ludròes italinnos) sono accusati di aver ferito due - pacifici cittadini brasiliani mentre in realtà - - come riferiva poi il serio ed imparziale J ornai do comèrcio - - gli assalitori erano stati appunto i due paci­fici cittadini > e gli Italiani si erano soltanto difesi. In quell'occasione, pren­dendo spunto anche da altri motivi, s'elevo vibrante la protesta del doli. R. Stri* gliani dalle colonne de La Patria (1" gennaio 1891): Sebbene non mi trovi che da poco tempo in questo pause tanto privilegiato dalla natura, pure ho