Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ITALIANI BRASILE 1854-1966
anno <1967>   pagina <208>
immagine non disponibile

208
Mario Nati
se ne sente tutta la forza del richiamo nel momento delle supreme decisioni, come quando le nubi del primo conflillo mondiale incombono ormai anche sui nostri confini. In quel momento scrive ancora II Bersagliere (9 agosto 1914): Superbi della forte determinazione presa dalla nostra Patria [si riferisce alla resistenza dell'Italia di fronte alle cancellerie degli Imperi Centrali] noi qui all'estero attendiamo con cresciuta fede quanto essa saprà fare per la garanzia dei suoi interessi e della sua posizione di grande potenza in Europa e nel mondo .
Potremmo continuare a lungo in simili citazioni, ma ci sembra che quelle riferite bastino ad illustrare la fisionomia della stampa italiana in Brasile.
Concluderemo osservando che, dopo la prima guerra mondiale, non si sono più orale, in questo paese, le circostanze che permettessero la continua* zione di una stampa italiana. La ragione principale come già si è detto sta nel fatto che cessò, da quel periodo, il flusso migratorio, e intanto la vecchia generazione dei primi emigrati tramontava mentre i discendenti di essa, ormai del tutto brasilianizzati. non sentivano più il bisogno di leggere giornali ita­liani e spesso non conoscevano più neppure la lingua dei padri. Nel nostro soggiorno in Brasile ci è capitato più volte d'incontrare, anche in questi ul­timi tempi, giovani che, pur avendo i genitori italiani, non parlavano la nostra lingua e spesso neppure la capivano. È un fatto, questo, che può lasciare in noi, di primo acchito, un'impressione amara, ma alla luce della realtà appare giustificabile se si pensa all'urgenza specie per gli emigranti di oggi d'inserirsi subito nell'ambiente del nuovo lavoro e di stabilire immediati con­tatti con gente che parla una lingua diversa. Si aggiunga che spesso l'emigrante è una persona di bassa condizione sociale, che si esprime in dialetto: all'estero il suo linguaggio peggiora e si corrompe in un miscuglio di locuzioni e parole straniere; e allora i figli, in casa, non avranno molto da imparare in fatto di lingua e preferiranno esprimersi, anche con i genitori, nell'idioma del posto. Così, a poco a poco, venendo meno il numero dei lettori, la stampa italiana non ha più trovato la ragione e la possibilità di un'esistenza ed è morta. Con ciò non vogliamo dire che non esistano più in Brasile Italiani che conoscono e si esprimono nella loro lingua. Ce ne sono certamente, ma costituiscono ima minoranza non sufficiente a formare un gruppo di lettori sui quali si possa reggere un giornale, anche perché chi parla ancora italiano generalmente è una persona che, in fatto di letture, ha delle esigenze e ricorrerà al giornale ita­liano non per le notizie comuni (a ciò gli basteranno i giornali locali), ma per trovarvi il bell'articolo di fondo o di terza pagina: e allora preferirà leggersi direttamente un giornale stampato in Italia, per esempio il Corriere della sera* che arriva ogni settimana, o le riviste illustrate italiane che si vendono in ogni edicola.
A tutto ciò si aggiunga una ragione storica maturatasi nel primo dopo­guerra: mi riferisco al modernismo , ossia a quel movimento culturale che costituisce un momento importantissimo nella storia del Brasile, poiché da quell'epoca la nazione acquistò piena coscienza di sé come unità, non solo, politica, ma anche sociale e spirituale. Allora l'esistenza di una slampa stra­niera quando si voleva valorizzare l'idioma e la letteratura brasiliana poteva apparire sempre più assurda, anche perché nel nostro caso non di rado letterati e scrittori italiani si erano ormai del tutto inseriti nella vita cul­turale della nazione. Forse sarebbe potuta sopravvivere una buona rivista che fosse stala l'espressione aggiornata della nostra cultura fra un gruppo ristretto