Rassegna storica del Risorgimento

MANCINI PASQUALE STANISLAO; MAZZINI GIUSEPPE; NAZIONE (CONCETTO
anno <1967>   pagina <216>
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I/IDEA 11 NAZIONE IN GIUSEPPE MAZZINI E IN PASQUALE STANISLAO MANCINI
Il termine nazione fu noto ed usato sin dal Medioevo; ma non ebbe fin da allora, quel significato tutto particolare che noi oggi attribuiamo ad esso. L'idea di nazione non ebbe, inoltre, allora, alcun influsso sul pensiero complessivo europeo; anzi spesso in coloro stessi che ne parlano resta un particolare, un momento isolato non accordantesi con l'insieme delle concezioni. In Dante, salutato dal Mazzini Padre della nazione , l'italianità si riduce tutta nel porre 1'lialia giardino dell'impero universale; Machiavelli guarda alle grandi unità, Francia e Spagna, ma solo, come Stati o nazioni' che aliano per formarsi' iifai corpo politico.
Procedendo nel tempo, col Rinascimento, si comincia ad accennare ad un carattere diverso da popolo a popolo, ad una natura peculiare di ciascuno. Ma ovunque, si può notare che le presunte caratteristiche di un popolo sono essenzialmente fisiche, dipendono o da fattori naturalistici (aria, suolo), o da misteriosi influssi delle stelle, per uomini che all'Astrologia credono ancora .
Sin dall'inizio del Settecento, però una nuova idea comincia ad affian­carsi all'ormai vecchia concezione naturalistica della nazione: la libertà. La storia viene ripercorsa con uno spirito critico ed un fine nuovo: dalla storia bisogna fare scaturire la natura inconfondibile della nazione e la legitti­mità stessa della sua esistenza. Al fattore naturalistico si affianca, così, il fattore storico, prendendo in considerazione tradizioni, usi, costumi, tutto ciò che forma, insomma, il bagaglio spirituale di un popolo; è proprio per questo suo nuovo significato di esplicazione nel passato della vita e dell'anima nazionale, che i patrioti promuovono largamente la ricerca storica, richiamando i popoli alla grandezza del passato.
Ma si deve giungere a Johann Gottfried Herder (1744-1803), per avere una nuova concezione della nazione: mentre fino a questo momento, infatti, si era sempre creduto ad una uniformità primordiale della natura umana, poi modificata dagli elementi naturali (clima, posizione geografica) e storici, Herder considera le nazioni quali esseri naturali e, quindi, presentanti diversità origi­narie fondamentali e dotate di un'anima propria: esse, infatti, nascono, progre­discono e decadono, ed il progresso dell'umanità è costituito dal prevalere ora dell'una ora dell'altra nazione nel campo delle scienze, delle arti, della cultura e dal farei, una di queste, guida di tutte le altre. In Herder, anzi, il senso vivissimo dell'individualità nazionale, inclina già a chiare tendenze nazionali­stiche, volendo egli gelosamente custodire il carattere della sua nazione da ogni influsso esterno.
Un altro passo innanzi nella nuova concezione della nazione è operato dal Rousseau, il quale, pur sentendo meno profondamente dell'Herder il senso dell'individualità di ogni popolo, pone l'accento sul problema politico, propu­gnando uno Stato poggiato sulla sovranità nazionale: uno Stato nazionale . È questa l'idea nuova che segna il passaggio dalla nazione come semplice cogni­zione della sua dimensione naturalistica e storica alla nazione come volontà di
.1) FEDERICO CKABOD, L'idea di Nazione, Bari, Laterza, 196.1, pp. 7*9.