Rassegna storica del Risorgimento

MANCINI PASQUALE STANISLAO; MAZZINI GIUSEPPE; NAZIONE (CONCETTO
anno <1967>   pagina <217>
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Mazzini e Mancini mila nazionalità
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creare qualcosa di nuovo. La nazione non è più vagheggiata quale paro retaggio del passato, non è più un fatto studialo e contemplato nel suo storico svolgi­mento, ma una meta da raggiungere, un ideale da attuare: La nazione prima semplicemente sentita, ora sarà anche voluta .
La concezione ormai volontaristica della nazione segna il passaggio dal Settecento, secolo riformistico per eccellenza, all'Ottocento rivoluzionario ed è la rivoluzione francese a segnare questo passaggio.2)
Anche in Italia ri può osservare questo graduale evolversi dell'idea di nazione. li Filangieri staccandosi dall'individualismo umanitario imperante nel suo tempo, sente le nazioni diverse luna dall'altra per indole, carattere e genio particolari e propugna un'educazione pubblica che formi il carattere nazionale. H Verri poggia ancora su fattori materiali (il clima innanzi tatto) le differenze tra i vari popoli, di coi non ignora i diritti, analoghi a quelli dell'individuo. Egli, infatti, ai sdegna per la vendita della Corsica alla Francia, meravigliandosi di veder così manifestamente violata la ragione delle genti . Questi spanti di sentimento e di politica nazionale, ancora vaghi nel Filangieri e nel Verri, acquistano maggiore nettezza e vigore in Alfieri che, preludendo Mazzini, af­ferma la necessità assoluta della libertà della Patria: la rivoluzione per abbat­tere la tirannide è la massima aspirazione politica dell'Alfieri. Infine, dopo il Cuoco, assertore della necessità di dare all'individuo la coscienza della sua unità con la Patria mediante un'educazione cne gli ispiri l'amore verso la pro­pria nazione, verso le sue glorie e le armi atte a difenderla, giungiamo al Fo­scolo, vagheggiatore di uno Stato nazionale. *)
Anche in Italia passiamo, così, dalla nozione settecentesca della nazione, individuata da semplici caratteri geografico-climatici e, poi, anche storici, alla concezione ottocentesca, che affianca ad essa i concetti di libertà e di Stato nazionale: si passa anche qui dalla conoscenza del fatto-nazione di un Verri o di un Filangieri, alla concezione volontaristica e rivoluzionaria di un Alfieri e ancor più, successivamente, in pieno Risorgimento, di un Mazzini. La nazione non è più proiettata nel passato , ma nell'avvenire : essa è ancora, sì, costi­tuita da fattori materiali ma, ora, notevole importanza assumono i valori spiri­tuali: la coscienza della nazionalità, il fine comune agli individui di una na­zione, la volontà, per quei popoli che non posseggono la libertà, di conquistarla.
Lo sviluppo dell'idea di nazione è un fatto europeo ed il principio di nazionalità, cioè l'applicazione politica del nuovo concetto di nazione, a poco a poco diviene l'arbitro invocato dai popoli oppressi che vogliono liberarsi e dai popoli liberi che vogliono mantenersi tali; maggiormente sentita in Italia ed in Germania, essa assume nelle due nazioni caratteristiche diverse: l'Italia, infatti, ebbe della nazionalità un concetto decisamente volontaristico, basato, cioè, principalmente sui fattori spirituali, la Germania, invece, ponto maggior­mente sai fattori materiali, dando della nazionalità un concetto più spiccata* mente naturalistico: per questo l'idea di nazione in Germania troverà il suo naturale sbocco nel nazionalismo.4)
Seguire lo svolgersi dell'idea di nazione dai primi momenti del suo appa-
i) FEDERICO CBABOD, op. ck, p. 45.
2) Ibidem, pp. 4547.
8) Lutei SALVATORELLI,. Il pensiero politico italiano dal 1700 al 1870, Torino,
Einaudi, 1935, pp. 50-143.
*) FEDERICO CMABOD, op. eit.r pp. 58-61.