Rassegna storica del Risorgimento

MANCINI PASQUALE STANISLAO; MAZZINI GIUSEPPE; NAZIONE (CONCETTO
anno <1967>   pagina <219>
immagine non disponibile

Mazzini e Mancini sulla nazionalità 219
cesi, quei quindici milioni di Spagnoli, quei quindici milioni di Italiani, quei
trenta milioni di Tedeschi, che Napoleone nel suo Memoriate di SonfElena
vedeva già come tante individualità,1 ' sarebbero divenuti ben presto, contro
la voluta cecità dei congressisti di Vienna, forze irresistibili, che una volta messe
in moto, non dovevano più fermarsi: Napoleone aveva sollevato quelle stesse
nazionalità, che poi l'avrebbero annientato. E che cosa dovevano invocare le
nazioni ancora deboli e smembrate contro il trattato di Vienna, protetto dalla
ferrea volontà dei sovrani e dalla forza dei loro eserciti, se non un principio
morale più alto dei re e dei potenti? Che cosa se non la volontà eterna ed
invincibile di Dio? Inoltre essi hanno bisogno di un'idea grande, universale che,
Oltre a legittimare la necessità di unire la nazione di fronte agli altri popoli
ed ai loro sovrani, riesca a sommuovere gran parte della popolazione, legata
al quieto vivere ed indifferente a qualsivoglia problema politico: i patrioti
trasformano la politica in religione, accrescendola, in tal modo, di incredibile pò*
tenza suggestiva. Solo così cittadini inermi, contadini legati solo alla propria
famgilia ed alla propria terra, possono trasformarsi in eroi ed in martiri.
Queste le ragioni per le quali due uomini, a prima vista così lontani e diversi come Mazzini e Mancini, muovono da una stessa concezione mistica della nazione: l'uno vuole svegliare le popolazioni pigre con l'irruenza della sua parola, in nome del nuovo sacro principio, l'altro in nome dello stesso principio, vuole legalizzare l'aspirazione italiana di fronte alle altre Potenze. l'amore verso la Patria oppressa, il desiderio di sollevarla e l'attività rivolta alla sua redenzione, il patriottismo, insomma, è il vero elemento comune ai due uomini: gli altri elementi dipendono tutti da quest'unico, essenziale. Il patriottismo mazziniano è più noto per le vicende clamorose della vita dell'Apostolo, per le condanne che quasi ovunque seguirono la sua esistenza raminga di esule perseguitato. Mazzini è l'esule pericoloso ovunque si trovi: egli vuole fare insorgere non solo l'Italia, ma l'Europa, e l'Europa io teme e cerca di difendersi : il suo motto Pensiero e Azione fa temere di ogni sua parola. Egli è il rivoluzionario tanto più pericoloso, in quanto nulla teme per sé. Mancini, invece, svolge la sua attività in Piemonte, Stato liberale più di ogni altro ed ormai avviato a svolgere la sua politica italiana; la sua fama è legata alla sua attività di deputato alla Camera subalpina e di ministro dopo l'unità, alla sua formulazione del principio di nazionalità nella famosissima prelezione al corso di diritto internazionale, tenuta all'università di Torino nel 1851. Prima di quest'anno il Mancini svolge la sua attività a Napoli; parte­cipa a quei congressi di scienziati e giuristi, che a ragione possono essere con* siderali vivi formatori di quell'importante movimento moderato che, svolgendo la sua attività prima nel campo intellettuale e scientifico, poi nel campo poli­tico, tanta parte avrà nel processo unificatore d'Italia, scuotendo ed incanalando quelle forze della nazione che, prive dell'eroico slancio rivoluzionario o incre­dule e pigre di fronte alla possibilità di un radicale mutamento, sarebbero altri­menti rimaste lontane da ogni azione politica.
Nelle proposte manciniane l'intento politico è evidente: nel 1812, ad esempio, pubblica memoriali accademici aperti a tutta l'Italia e propone un archivio italiano: nel 1846, a proposito ài un Dizionario tecnologico, vuole chiedere la collaborazione di tutte le regioni e, nello stesso anno, l'idea di
1) GEORGES Witti* op. dt* p. 47.