Rassegna storica del Risorgimento

MANCINI PASQUALE STANISLAO; MAZZINI GIUSEPPE; NAZIONE (CONCETTO
anno <1967>   pagina <221>
immagine non disponibile

Mazzini e Mancini sulla nazionalità 221
simo pensare che non abbia sentito parlare di Mancini, la cai opera non ebbe subito, del resto, vasta risonanza.
Più strano può sembrare, invece, che Mancini non conosca Mazzini, il coi nome era troppo famoso perché potesse essere rimasto sconosciuto ad un nomo di scienza: sta di fatto che negli scritti manciniani non è neppure lonta­namente ricordato il nome dell'apostolo.
Questo fatto può avere una duplice spiegazione: il Mancini, innanzi tutto, nominando i suoi precursori nella disciplina della nazionalità, elenca autori ormai riconosciuti, e, in secondo luogo, il nome e la gloria del Mazzini non avrebbero potuto bandirsi impunemente da una cattedra dello studio torinese nell'anno di grazia 1851 . È certo, d'altra parte, che il Mancini ha notevol­mente subito l'influsso di Giuseppe Mazzini, precursore per molla parte della sua dottrina: anche per quanto riguarda, infatti, il momento della sua enun­ciazione, essa cade nella metà precisa del quarantennio 1831-1871, inizio e fine dell'apostolato mazziniano.1)
Altri ispiratori della teoria della nazionalità manciniana sono il Vico, iniziatore della corrente italiana originaria ed invocato dal Mancini stesso quale suo precursore, il Cuoco ed in parte anche il Buchez, quest'ultimo spe­cialmente attraverso Pellegrino Rossi.
Se noi leggiamo la Scienza nuova del Vico, infatti,- vi troviamo le premesse di gran parte della teoria manciniana della nazionalità, in quanto già il filosofo napoletano distingue la nazione, quale struttura naturale, quale unitario in* sieme di materie apparecchiate dalla Provvidenza (religione, lingua, terra, razza, ecc.) dalla forma , che viene data, poi, dagli uomini. Opera, dunque, di natura le nazioni; ma anche degli uomini, che vi ripongono la volontà e la mente non già nel fare, ma nel renderle operanti e socialmente e civilmente ordinate .2)
Anche nel pensiero del Cuoco ritroviamo molti elementi della teoria vi-chiana, che egli riprese, svolgendola, in alcuni punti: maggiormente sentita fu da lui, infatti, la naturale, originaria individualità delle nazioni. Per il Cuoco compito degli uomini è cogliere questa verità e dare ad essa una pratica applicazione, mediante idonei ordinamenti politici: la volontà e l'educazione debbono conciliare natura e politica in ciascuna nazione.3) Questo concetto ritroveremo specialmente nel pensiero di Giuseppe Mazzini.
Anche per quanto riguarda Mazzini, infatti, si possono annoverare quali ideali ispiratori della sua dottrina Vico e Cuoco tra gli Italiani e, tra le cor­renti straniere, la dottrina Bansimoniana francese. A questo proposito, anzi, lungamente è stato discusso circa la priorità del francese Buchez su Mazzini; questa questione è stata, tra gli altri, risolta in maniera originale dal Ruifini, il quale afferma la derivazione di entrambi da una fonte comune, la quale sarebbe appunto in tutto quel complesso di scritti di propaganda e di statuti delle società segrete italiane, e più specialmente meridionali, del primo quarto del secolo scorso, ove già altri ha riscontrato i primi segni di un movimento e i
">) FRANCESCO RUFFIWJ, L'insegnamento di Mazzini, Milano, Treves, 1917. Ap­pendice: II principio di nazionalità in G. Mazzini e in PS. Mancini, pp. 22-23.
3) CABLO CUBCJO, Nazione, Europa, Umanità: Saggi sulla storia dell'Idea di Nazione e del principio di nazionalità in Italia* Milano, Giuffrè, 1950, pp. 10-12.
8) Ibidem, pp. 69.70.