Rassegna storica del Risorgimento

MANCINI PASQUALE STANISLAO; MAZZINI GIUSEPPE; NAZIONE (CONCETTO
anno <1967>   pagina <222>
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222 Maria Assunta Monaco
primi elementi di una dottrina della nazionalità . *) Bisogna, però, notare che, pur risentendo degli influssi e pur riecheggiando dei motivi già presenti in autori precedenti, le due teorie di Mazzini e di Mancini, sono nuove ed originali, rispecchiando ciascuna il pensiero e la personalità del suo autore.
La differenza tra il sistema mazziniano e quello del Mancini che per prima balza agli occhi è l'impostazione stessa delle due teorie. Il Mazzini non intese mai formulare una dottrina vera e propria della nazionalità; la sua concezione è frammista alle altre parti del suo pensiero, che investe non solo la situazione politica d*Italia, ma anche il problema sociale e religioso: egli è un apostolo ed un educatore. La sua parola non può fermarsi al problema esteriore del­l'unità italiana; egli vuole fare gli Italiani , il suo intento è di unirli moral­mente tutti, rimuovendo quegli ostacoli che si frappongono all'attuazione del suo pensiero.
Mancini, invece, è l'uomo di diritto che ionda una nuova teoria, basan­dola sulla nazionalità: egli accentra intorno a questo concetto tutto il suo pen­siero. La sua teoria è scientifica: non è profondamente legata alle circostanze, non investe concreti problemi da risolvere, quale quella mazziniana, ma è piuttosto la formulazione di una scienza giuridica, in base alla quale è lasciato il compito di agire.
Mentre la teoria dell'apostolo è un frammento del suo multiforme pensiero, tanto che è quasi impossibile considerarla isolatamente, quella del Mancini è chiusa in se stessa; la prima non è un sistema , se con tale parola si vuole indicare l'organicità di un pensiero, la seconda, invece, può considerarsi tale. Giuseppe Mazzini appartiene alF aspetto romantico del Risorgimento 2) e la sua idea di nazione è istintiva: egli stesso afferma come da giovanetto an­cora, essa gli balzasse improvvisa davanti, grande, vasta, solenne, raggiante di poesia, di potenza e d'amore e gli sorridesse come una musica d'anime, come un raggio di sublime poesia che ci mandava il cielo d'Italia... .s) Tale rimase sempre: sebbene l'apostolo affermasse che l'unità e la nazionalità gli si chiarirono, in un secondo momento, filosoficamente* esse rimasero sempre una creazione del suo grande cuore, più che del suo intelletto e non passarono mai dalla concezione istintiva a quella filosofica. Il pensiero mazziniano può considerarsi politico, anche religioso, ma non mai filosofico, giacché non ne possiede la rigorosa logicità: i costumi, le abitudini, le credenze degli Italiani, che egli si proponeva di studiare a fondo per farne scaturire l'idea di nazione, non vennero poi mai abbastanza studiati dal Mazzini, cosicché non vennero mai sostanziati nella sua idea di nazione, ma solo citati fra gli elementi di questa. H Mazzini, infatti, considera il principio di nazionalità, come qualcosa di dato, come un'idea a priori, di cui accetta l'autenticità e l'esistenza senza provarle perché, essendo un principio, dipende dalla eterna ragion delle cose*;4* ogni nazione cova questo principio che domina la sua storia e che essa è chiamata a sviluppare o a perire . Dissotterrate quel princi­pio! è l'esortazione del Mazzini, che nella propria mente plasma un'Italia troppo bella e troppo grande perché essa possa concretarsi in una realtà poli-
i) F. Rvnrmt, op. cit.. Appendice, p. 33.
2) ANTONIO DBOBTTO, P.S. Mancini e la scuola italiana di diritto internazionale del sec. XIX, Milano, Gtuffrè, 1954, Introduzione, p. 7. 8) SS.U voi. HI (Poi. voi. II), pp. 263-267. 4) SJ5J voi. Ili (Poi. voi. Il), p. 278.