Rassegna storica del Risorgimento
MANCINI PASQUALE STANISLAO; MAZZINI GIUSEPPE; NAZIONE (CONCETTO
anno
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1967
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pagina
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225
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Mazzini e Mancini sulla nazionalità 225
cipio italiano, il Mazzini non dice mai; ma vi insiste anche in altri luoghi dei suoi scritti, costringendoci a credere in esso quale potenza assorbente1) e livellatrice.
Per il Mancini, la razza è l'elemento che maggiormente fa avvicinare la nazione alla famiglia. L'identità della razza determina quella comunità di qua lità morali e fìsiche, che affratella gli abitanti di uno stesso territorio e genera maggiori capacità di scambievoli giuridici legami . Quando in un medesimo suolo si confusero e sovrapposero più razze, la nazionalità non può ottenersi prima che queste si confondano in modo tale da dar vita ad una razza nuova, che delle precedenti conterrà, composti in armonia, gli elementi più caratteristici. Dando una scorsa alla storia il Mancini ritrova nelle nazioni dell'Europa moderna qualche vestigio delle qualità etnografiche delle razze primitive .2)
Altro elemento importante, anzi l'elemento più importante tra i fattori naturali e storici della nazionalità, è il linguaggio. Che cosa denota la varietà delle lingue, afferma Mancini, se non il disegno provvidenziale del mondo diviso in tanti popoli ciascuno con vita ed esistenza propria? In niuna altra parte meglio si rivela il genio e lo stato intellettuale di una nazione, che nel suo idioma e negli accidenti stessi che lo distinguono . L'unità del linguaggio manifesta l'unità della natura morale di una Nazione, e crea le sue idee dominanti : !{ Za lingua è la nazione ama ripetere il Mancini col Fichte. *)
Anche l'apostolo identifica, in un certo senso, la lingua con la nazione: essa è proprietà sacra delle nazioni, e quando tutto è perduto, il sentimento d"una esistenza propria e il deposito delle memorie più care si concentra tutto nella favella . ) Car, la langue c'est le verbe d'un peuple, c'est sa pensée, l'idée qu'il est chargé de représenter dans le monde, le signe de sa mission >.) Infine le tradizioni delle glorie passate danno ai popoli la coscienza della vita trascorsa e gli ingenui canti folkloristici divengono l'eco dei patimenti e delle gioie passate, rispecchiando, proprio perché popolari e spontanee, la vita più intima della nazione, la sua vita morale e sociale.
La concezione della nazione, individuata dagli elementi analizzati non è, però, propria soltanto di Mazzini e di Mancini, essa è, anzi, generalmente intesa nell'Ottocento e non soltanto dai pensatori politici. Nel Foscolo, ad esempio, troviamo il senso della nazione sentita nei suoi elementi naturali e nella sua storta, una storia, però, non unitaria per l'Italia e quindi non valida a testimoniare la naturale esistenza della nostra patria, ma necessaria per mostrare le glorie antiche ed incitare ad emularle.
La stessa concezione della storia ritroviamo nel Leopardi che, nella canzone All'Italia , paragona la nazione calpestata ed oppressa del suo tempo alla formosissima donna... le genti a vincer nata , delle passate gloriose età.
Ma la gloria non vedo,
non vedo il lauro e il ferro ond*eran carchi
i nostri padri antichi ...
JBJH voi. XXH (Poi. voi. VITI) p. 33.
z) p-S. MANCINI, op. eh.. I, p. 33.
3) Ibidem, p. 35.
t) p.g. MANCINI, op> cit., HI, La vita dei popoli nelPumanità, p. 122.
B) ALESSANDRO LEVI La filosofia politica di Giuseppe Mazzini, Bologna, Zanichelli, 1917, e VHT, p. 220.
8) SX/., voi. VII (Poi. voi. V), pp. 216-217.