Rassegna storica del Risorgimento
MANCINI PASQUALE STANISLAO; MAZZINI GIUSEPPE; NAZIONE (CONCETTO
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1967
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235
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Mazzini e Mancini sulla nazionalità 235
venzionalmcnte all'atto della sua formale istituzione, perché solo la nazione ha in sé quella facoltà morale, caratteristica delle persone che si chiama propriamente libertà giuridica .T) Inoltre il diritto naturale della nazione non intende sostituirsi al diritto positivo dello Stato, ma intende soltanto rappresentarne la parie ideale e, per cosi dire, l'elemento etico : l'intima ragione della natura giuridica dello Stato è chiamata dal Mancini nazione: 2> condizione ideale per la nazione, quindi, lo Stato nazionale.
Molto dibattuta è la questione della giuridicità o meno della dottrina man-ciniana: a noi interessa, però, soprattutto, il valore e l'influenza di essa nel campo storico vero e proprio.
Una obiezione si potrebbe fare sia al Mazzini, sia al Mancini: essi hanno descritto il fenomeno della nazionalità, ne hanno elencato gli elementi costi* tutivi, ma non ne hanno spiegato il sorgere, non hanno ricercato il perché ed il come la nazionalità nasca. Una tale spiegazione viene data successivamente, nel 1875, da Francesco Agnetta Gentile che, seguace e discepolo del Mancini, da lui riconosciuto capo della scuola che ora si chiama italiana 3) parte dalla crìtica del sistema manciniano nell'esposizione del suo pensiero.
L'Agnetta prende le mosse dalla teoria del progresso di Spencer, secondo la quale il progresso consiste nel passaggio, sotto l'azione di una forza, dall'omogeneo all'eterogeneo: secondo questa teoria, inoltre, materia e moto si modificano a vicenda. L'aggregato sotto l'azione della forza evolve ovvero si integra. Le parti si specificano, l'insieme acquista una unità più potente. A misura che ciò accade, il moto diminuisce, fino a che vi ha equilibrio . Per il persistere della forza, però, l'equilibrio ben presto si rompe, lasciando subentrare la dissoluzione, durante la quale il moto riprende più veloce. Cosi, in base alla teoria dello Spencer, l'Agnetta concepisce l'esistenza del progresso e del regresso. Questo sistema viene, poi, applicato dal filosofo siciliano alla umanità. L'umanità è in evoluzione , egli afferma. Sotto l'azione delle forze naturali essa tende ad individuarsi, a passare dallo stato omogeneo allo eterogeneo : essa specifica cosi i Buoi organi, cioè le nazioni, diventando infinitamente più varia, ma sempre più una. La nazionalità, allora, è il prodotto necessario dello sviluppo organico della umanità, e del progresso umano , ed il principio di nazionalità è insieme una forza ed una legge: nna forza naturale che perciò non può né esser deviata né neutralizzata; una legge obiettiva e perciò immutabile . *)
L'Agnelta afferma anche che i fattori materiali ed etici addotti dal Mancini quali cause efficienti della nazionalità, non ne sono che cause determinanti , in quanto la forza organica agisce in quel verso nel quale trova resistenza minore , cioè tende ad organare una nazione là dove maggiori sono le somiglianze. La coscienza della nazionalità, propugnata dal Mancini e dal Mazzini, è allora veramente elemento determinante? Essa si riduce ad una semplice manifestazione, estrinseca del lavorio interno : "') se essa è,
) Ibidem, pp. 205-206. Ibidem, pp. 314-320.
8) F. ACNETTÀ GEISTILK, Sul principio di nazìonulUì Palermo, Stahil. Tip. LAO, 18?, p. 5.
4) Ibidem, pp. 15-16. 6) Ibidem, pp. 19-20.